“Un viaggio chiamato amore”

Ecco cosa scriveva il poeta Dino Campana alla poetessa Sibilla Aleramo, la donna che amava…

Tratte dalla raccolta pubblicata da Feltrinelli e intitolata “Un viaggio chiamato amore”, diventato film, diretto da Michele Placido, interpretato da Stefano Accorsi nella parte di Dino Campana, e Laura Morante che ha dato il volto alla sua amante.

Sente parlare di lui la poetessa Sibilla Aleramo, è lei a scrivergli la prima lettera. Lui risponde.

Vanno avanti per mesi così. Sino a quando s’incontrano e s’innamorano.

Il loro epistolario è una perla della letteratura d’inizio Novecento.

Dal 1916 al 1918 vivono insieme nell’Appennino tosco-emiliano, Sibilla ha dieci anni più di Dino.

Il loro è un amore profondo, sofferto, alimentato da sensazioni e sogni più che dal sesso, etereo, idealizzato.

Lei è una donna discussa, le attribuiscono schiere di amanti. Non nega, ma con Dino sostiene:

“… dentro, sono pura”.

Ma il fuoco delle maldicenze divampa: gli “amici” insistono, Campana è disperato, alla fine si sente un perseguitato.

19 settembre 1916

Come sapete ho la testa vuota. Piena del vento iemale che empie questa valle d’inferno.

L’inverno mi diverte. Sento che qualcosa resta dopo tutto, come quel laghetto laggiù nella sua trasparenza che nulla riesce ad offuscare.

Mi diverto a vederlo rabbrividire .

Mi contento di poco, come vedete.

La felicità è fatta delle cose più leggere: quando s’intende,

la felicità è in noi: in me? e in voi?

Dino

22 settembre 1916

Sabato, domani, all’ultimo treno che arriva a Firenze alle 8 3/4 o le nove, io verrò mia cara.

Non posso dirti nulla. Son qua a Palazzolo.

Mi sono messo in viaggio questa mattina con un tempo magnifico e per tutta la mattina ho pensato a te come per raccoglierti intorno gli ultimi splendori della bella stagione nei prati umidi,

un verde intenso di velluto. Non ti dirò le sciocchezze che servivano di pretesto al mio amore, sono di quelle che non mi vuoi perdonare. Cantavo. Figurati che avevo per ritornello “io ti scopersi e ti chiamai Sibilla”…Volevo anzi telegrafartelo senz’altro questo ritornello come una protesta brutale della sanità vitale del nostro amore, unica ambigua e chiara risposta alle tue possibili ansie. Mi avvicino al mio fatale paese. Addio amore ritroverò forza tra le braccia della mia Sibilla.

Dino

21 marzo 1917

Caro amore mi accetti o no come tuo modesto compagno per sempre? (…)Sono stanco di quassù e di tutto quello che non è te.

Io non voglio vivere se non per te. Se accetti bene. Se no ci vedremo una volta e poi addio. Fai i tuoi calcoli tenendo conto anche del tuo cuore.

(…)Amore mio rispondi anzi vieni. Se vuoi vedere i tuoi amici ti accompagno.

Ormai ti amo interamente con la tua vita.

Per sempre

tuo Dino