Mille scatole piene di ricordi
Categoria: Tradizioni
La società dei consumi che abbiamo da tempo assimilato e di cui facciamo più o meno consapevolmente parte promuove dei meccanismi di omologazione contrari al ricordo ed alla conservazione di costumi e tradizioni del passato.
Questo vale in maggior misura per quelle comunità minute e remote che hanno per secoli reiterato il genio e lo spirito degli antenati.
Se da una parte il commercio su scala e la produzione di massa portano ad una cura sempre minore per la presentazione della merce privilegiandone funzione e distribuzione, dall’altra una vera e propria mania del belle ne favorisce l’estetizzazione e l’abbellimento ad oltranza.
Un movimento duplice che sembra compensarsi ma che tuttavia insiste sulla mercificazione e la perdita di valore artigianale dei prodotti di uso comune.
A parlar di scatole e barattoli eletti ad opere d’arte, confezioni ed involucri esposti in arditi ed improbabili musei ci vengono in mente le avanguardie del primo novecento ed una concezione estetica decadente caratteristica del primo capitalismo.
A Lama di San Giustino, in pieno centro storico, è recentemente sorto uno spazio espositivo di tutt’altra ispirazione: un museo ricavato all’interno di una vecchia bottega il cui scopo è quello di evocare il passato tramite oggetti di uso comune, presentati non solo per il loro valore commerciale ed estetico ma anche per il loro richiamo alla storia individuale e collettiva del secolo scorso.
Una vera e propria retrospettiva, o meglio uno sguardo nostalgico alle cose ed ai tempi che furono attraverso elementi apparentemente accessori e comunque secondari: scatole ed oggetti di uso comune che, per associazione, fanno emergere la storia di un’epoca – il Novecento appunto – e della sua gente.
Nasce dunque da un’idea di Angiolo Moretti il Museo delle scatole e dei ricordi, uno spazio evocativo dedicato agli oggetti della memoria.
Una collezione di oltre 1300 scatole di latta e cartone, cofanetti e scrigni, in grado di suscitare emozioni e ricordi di un passato così vicino nel tempo pur tuttavia distante dalla sensibilità odierna. Oggetti di varia foggia e provenienza che Angiolo ha costantemente raccolto sin dalla gioventù frequentando mercatini d’epoca e fiere antiquarie.
Antiche scatole da biscotti o da tè che hanno smarrito il loro uso ma che possono regalare momenti straordinari ed intime memorie. E’ così che dalle tinte laccate e sbiadite d’un recipiente ormai vuoto tornerete alla vostra infanzia ed al ricordo spensierato di quella scatola cilindrica accanto alla macchina da cucire dove la nonna teneva i bottoni, oppure a quel contenitore di latta che custodiva le matite colorate. Forse ancora oggi, da qualche parte, una vecchia scatola di pasticcini conserva le lettere del vostro primo amore.
Il museo è un luogo da visitare magari in silenzio, lasciandosi trasportare dalle suggestioni che via via si fan più intense e coinvolgenti. Angiolo, se vorrete, vi parlerà della sua passione e dei suoi pezzi preferiti, amati per il loro valore emotivo, provenienza o semplicemente per le circostanze in cui ne è venuto in possesso.
Tra questi alcuni scrigni dipinti a mano d’inizio Novecento, un carillon porta sigarette ed altre scatole decorate con figure familiari e rassicuranti, quasi sempre femminili, che sembrano accennare al loro prezioso contenuto. Tra le varie collezioni anche un’esposizione di scatole di fiammiferi, di orologi da polso e da taschino, carrozzine ed un prototipo a manovella delle prime lavatrici.
Una menzione a parte merita la sezione del Museo dedicata al mondo rurale ed agli utensili della tradizione contadina ove traspare una condizione umile ed ardua, una tecnologia spesso arretrata e tuttavia ingegnosa, come dimostrano il sorpendente biberon per vitelli od il porta-chiocce, oggetti indubbiamente curiosi. Quasi a mitigare il rigore di una vita difficile, il Pozzo degli innamorati – sorta di cisterna ricavata nella roccia – rivela al suo interno indumenti ed oggetti coniugali della tradizione Contadina e piccolo-borghese; candide vesti a testimonianza di una vita semplice e virtuosa in seno alla famiglia patriarcale.
Vai al sito del Museo delle Scatole e dei RicordiTratto da:
“Walley Life – Vivere l’idea europea”
Anno II, n. 11 – Marzo 2005
