Underground d’altri tempi – Amelia, Narni e Orvieto

Categoria: Tesori

Amelia, Narni e Orvieto. Tre realtà sotterranee umbre che da sole rivelano la storia e il passato di una regione che ha visto prima la dominazione etrusca e poi quella romana. Queste città sono caratterizzate da una fitta rete di grotte e cisterne, dei veri e propri mondi sotterranei in grado di far apprezzare maggiormente la cultura e le tradizioni umbre. E proprio per comprendere meglio la conformazione di questi ambienti ipogei e quel sottile filo d’Arianna che li lega, ci siamo rivolti ad un esperto dell’underground umbro, il Presidente dell’Associazione Culturale Subterranea, Roberto Nini.

“Le grotte di Amelia, Narni e Orvieto non sono collegate fisicamente ma in maniera virtuale, dalla storia dell’Umbria, dagli Etruschi al Medioevo, passando per i Romani. Proprio nel Medioevo i locali sotterranei delle tre città sono stati impiegati per gli usi più disparati; al loro interno venne anche allestito il Tribunale dell’inquisizione. Le cisterne hanno avuto un’importanza storica molto rilevante – precisa Nini – sono sempre state utilizzate nel corso dei secoli per risolvere il problema della piovosità; servivano infatti come serbatoi di raccolta dell’acqua piovana in previsione della stagione calda. Le cisterne sono state impiegate fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Le platee forensi erano utilizzate come superficie di raccolta dell’acqua, così come i tetti”. Ma come sono state realizzate queste grotte e, soprattutto, da chi? “Il primo sottosuolo venne scavato dall’uomo – gli Etruschi iniziarono l’opera – che facilmente penetrò le rocce più morbide; il tufo venne lavorato in tutte le forme, così come dimostrano le zone etrusche di Orvieto. Poi si è passati allo scavo di calcari, Narni ne è un esempio.

Opere di questo genere si sono limitate però allo stretto indispensabile, poiché costavano all’uomo molta più fatica”. Spesso queste zone nascoste

dell’Umbria hanno un’origine del tutto artificiosa. “Quando non fu più possibile scavare – spiega Roberto Nini – l’uomo ha costruito in mjraura sottoterra e poi ricoperto; ne sono esempio alcuni tratti dell’acquedotto”. La realizzazione di questi ambienti sotterranei è poi passata per quella che Nini ha definito “sovrapposizione muraria di edifici. Non mancano casi in cui un edificio romano abbandonato sia stato utilizzato come fondazione per palazzi dell’VIII secolo. I sotterranei, così, diventano tali per ricostruzione.

Proprio Narni offre diversi esempi di questa “arte” architettonica. L’itinerario nell’underground della città inizia infatti sotto il complesso conventuale di San Domenico. edificato, edificato sopra una chiesa del XII secolo che costituisce il portale d’ingresso nell’area ipogea. Santa Maria della Rupe, questo il nome della chiesa, divenne famosa in occasione del Giubilieo del 2000, per via della fortunosa scoperta di un manoscritto del XVIII secolo che testimoniava che il luogo sacro era stato dedicato all’Arcangelo Michele. Dalla chiesa, interamente affrescata dai maggiori artisti umbri, si accede poi ad una cisterna romana nella quale sono stati esposti la “groma” e il “chorobate”, due strumenti usati dai romani per costruire strade ed acquedotti. Attraverso una piccola porta si accede ad una grande sala identificata, grazie alla presenza di numerosi strumenti di tortura, come il Tribunale dell’Inquisizione. Al suo interno è stata rinvenuta anche una piccola prigione sulle cui pareti i condannati avevano riportato date, nomi e simboli mediante l’utilizzo di un coccio appuntito.

Altrettanto vario è il paesaggio sotterraneo di Orvieto che, per la natura della sua pietra, tufacea e vulcanica, ha una conformazione ipogea molto particolare. Il sottosuolo è composto da tante piccole cisterne, le prime delle quali portate a termine dagli etruschi, che vi realizzarono inoltre una serie di pozzi ai quali si aggiunsero, dopo il Medioevo, il pozzo della Cava e il pozzo della Roca, detto di San Patrizio.

Quest’ultimo costituisce a tutti gli effetti l’opera idrica più famosa di Orvieto. Realizzato nel 1537, è un’importante tappa architettonica, con i suoi 54 metri di profondità e una circonferenza esterna di oltre 12 metri. Questa realizzazione è caratterizzata da una doppia rampa che permetteva agli animali utilizzati per il trasporto d’acqua di avvicinarsi e allontanarsi dal pozzo senza creare problemi di affollamento. Nel sottosuolo orvietano sono presenti inoltre numerosi colombari; al loro interno si possono trovare ancora le piccole celle dove nidificavano i colombi. La loro struttura architettonica fa prevedere che siano stati costruiti come realtà a sé stante e solo in un secondo momento collegati all’ipogeo.

Quello di Amelia è senza ombra di dubbio il sottosuolo più omogeneo dell’Umbria, composto com’è da sole cisterne. Realizzate dai romani, hanno come ingresso l’atrio di un palazzo. La loro costruzione è dovuta alla necessità dei cittadini umbri di conservare una quantità d’acqua che permettesse loro di superare l’estate sopravvivendo alle crisi idriche che la stagione calda portava con sé. Realizzandole i romani non lasciarono davvero nulla al caso; la loro conformazione è tutt’ora perfetta, tale da contenere e mantenere pronta all’uso un’enorme quantità di acqua, convogliata al loro interno grazie ai tetti delle abitazioni ma soprattutto alle piazze di Amelia, nelle quali era vietato il passaggio degli animali, per evitare il deposito di escrementi. L’acqua che entrava nelle cisterne raggiungeva i vani sotterranei, ad iniziare dal primo, il più importante, che conserva ancora oggi le sue peculiarità architettoniche.

Gli ambienti, dieci per l’esattezza, erano formati sostanzialmente da una muratura perimetrale, di contenimento, il fondo era impermeabilizzato grazie all’impiego di una particolare malta. Insomma, quello sotterraneo di Narni, Orvieto ed Amelia è un paradiso nascosto a tutti gli effetti che, proprio per le sue origini storiche e l’utilità sociale avuta in passato , merita di essere visitato. Al suo interno riecheggiano tradizioni, espressioni e arti della cultura umbra e italiana.

Tratto da:

“I Viaggi di Repubblica”
Anno VIII – Numero 339

23 settembre 2004

Sito del Comune di Amelia

Sito del Comune di Orvieto

Sito di Narni sotterranea