Strada “la mattonata”

L’Abbazia di San Salvatore, San Savino e l’Eremo nel XVI secolo vennero uniti da una strada, chiamata “la mattonata”, costruita a secco con blocchi di pietra arenaria; era larga circa due metri e si dice che finanziatore dell’opera sia stato il monaco eremita polacco Niccolò Walski, già nobile maresciallo, con la somma di seimila scudi.

Nel maggio 1540 si tenne all’Abbazia di San Salvatore di Monte Corona il Capitolo generale con la partecipazione di molti eremiti camaldolesi e coronesi. Si discusse dell’unione di tutti i seguaci di S. Romualdo e, alla fine, fu trovato un accordo, stilato il 21 maggio 1540 da Angelo Nicoluccio di Fratta. Dalla convenzione però rimasero fuori i camaldolesi di Toscana, con i quali tenterà l’unione Giovanni Battista da Prato nel 1595. Il patto fra gli eremiti, stipulato alla Abbazia di Monte Corona nel 1540, si rivelò di breve durata, perché il 29 maggio 1542 troviamo coronesi e camaldolesi di nuovo separati.

All’Eremo si stava intanto lavorando alacremente e, nell’aprile del 1553, il pontefice Paolo III concesse ai monaci coronesi, come sussidio ordinario per condurre a termine i lavori, il podere del Colle di San Savino e quello di San Giuliano, vicini all’Eremo stesso.

La sommità del Monte cominciò a popolarsi e, nel 1555, venne cominciata la chiesa. In questi anni la vita dell’Abbazia di San Salvatore fu intensamente legata a quella che si svolgeva all’Eremo: erano due centri che tra loro si integravano. Il romitorio era il centro della vita spirituale, l’Abbazia (o Badia) la sede più importante delle attività economiche. Alla Badia erano concentrati i magazzini, gli uffici amministrativi, essendo di facile accesso per tutti; vi erano, inoltre, le abitazioni per quegli eremiti che, o per vecchiaia o per infermità, non potevano osservare le rigorose regole di vita praticate dai confratelli che vivevano all’Eremo. L’Abbazia era provvista di una farmacia che ebbe grande importanza anche fuori dei confini locali, in particolare per certi farmaci estratti dalle erbe (rinomatissimo il Balsamo ed il Fiasco, liquore contro la malaria)

Celebre restò per lungo tempo tra i suoi farmacisti Fra’ Camillo.

Il farmacista laico Alessandro Burelli di Umbertide rimase in attività anche dopo che gli eremiti furono costretti a lasciare Monte Corona nel 1863. Alla Badia era poi sempre aperta una foresteria per ospitare pellegrini e viandanti.

L’Eremo dove la regola eremitica trovava la più rigida applicazione, era invece luogo di meditazione e di preghiera. Nel 1556 vi morì con fama di santità il perugino Rodolfo Degli Oddi.