Nel 1872 erano in 369 a lavare i panni dei perugini

Secondo uno studio di Raffaele Rossi nel 1872 vi erano 369 lavandaie soprattutto a Pretola e a Ponte Rio, e probabilmente questo era il nucleo fondamentale che serviva l’intera città di Perugia.

Pretola nel 1872 contava 302 abitanti, la metà circa di Ponte Valleceppi e Ponte Felcino, questi erano tutti borghi rurali intorno alla città di Perugia, dotati però di asili nido e scuole elementari (nell’arco di tempo dal 1860 alla fine del secolo).

Nei primi anni del Novecento non erano poche le persone dei “ponti” che sapevano leggere e scrivere, furono gli anni delle prime lotte contadine contro la condizione della mezzadria che era assai misera a causa del sovrappopolamento delle campagne e della diminuzione della produttività.

Le rivolte si estendevano dalla bassa Umbria all’alta valle del Tevere, a Gubbio, al territorio di Perugia fino a Bosco e alla zona dei “ponti”. Sempre agli inizi del secolo si trova una differenza di parlata del dialetto perugino tra la città e i borghi rurali: in città il dialetto si andava modificando in italiano, in virtù della scolarizzazione più diffusa; ed è proprio in questo campo, nel filone linguistico, che le lavandaie dettero un loro contributo, nella direzione di un’unità tra centro urbano e zona del Tevere, andando dalle loro clienti perugine a prendere o consegnare i panni lavati al Tevere.

Nel corso degli anni lo spazio tra la città e il Tevere si è andato mutando e l’espansione edilizia, con case e ville, ha interrotto strade e sentieri. Una di queste strade è la “corta” di Pretola che da Fontenuovo andava per San Bevignate e, a sinistra del cimitero, si congiungeva con il tratto che scendeva da Monteluce per il Favarone. Era appunto il sentiero che percorrevano le lavandaie per ritirare i panni presso le clienti a Perugia.

Questo percorso è ora interrotto e si va cancellando così persino la memoria della rete viaria etrusca e medievale.

di Elena Arcari