La Repubblica Romana

Nel febbraio 1798, pochi giorni dopo la proclamazione della Repubblica Romana, Luigi Bartoli, con un plotone di soldati francesi, fu inviato da Perugia alla Fratta per ispezionare i conventi e redigere un verbale sulla consistenza dei loro beni. Il comportamento del commissario Bartoli e dei soldati fu improntato a violenza e intimidazioni, sia nei confronti delle popolazioni sia dei monaci, minacciati di arresto se si fossero rifiutati di aderire alle richieste. Don Leopoldo, eremita “celleraro” di Monte Corona, racconta che il Bartoli lo minacciò di una grossa multa e dell’arresto immediato se non gli avesse mostrato l’inventario di tutti i beni dell’Abbazia e dell’Eremo e che i soldati si abbandonarono al saccheggio, sfondando porte e sfasciando armadi per sottrarre argenteria, pelli e stoffe, che ai monaci servivano per fare zoccoli e lenzuola.

Qualche mese più tardi l’Eremo fu minacciato dall’espulsione dei religiosi forestieri, ma questo provvedimento non venne preso, come non venne effettuata la minacciata soppressione del convento, decisa quando ormai la Repubblica Romana aveva i giorni contati. Nell’ostacolare tale provvedimento, del resto, influì anche il comportamento degli amministratori di Fratta, che, in una lettera inviata all’Amministrazione Dipartimentale di Perugia, fecero presente che la soppressione del Monastero di Monte Corona non era ben visto dalla popolazione e che le entrate del cenobio servivano, in gran parte, a mantenere i poveri del Comune, ai quali i camaldolesi assicuravano vitto e medicinali. Inoltre essi aggiunsero che a Monte Corona erano ricoverati molti monaci anziani e di salute cagionevole, che sarebbe stato impossibile sistemare altrove; infine, concludevano gli amministratori di Fratta, i religiosi di Monte Corona avevano sempre dato il loro ampio contributo in foraggi per i cavalli e in viveri per i soldati, ogni volta che loro era stato richiesto. Il decreto di soppressione, nonostante tutto, giunse alla Fratta, ma non fu attuato per la fine della Repubblica.

Con l’avvento al soglio pontificio di Pio VII e con la pace stipulata con Napoleone, lo Stato della Chiesa conservò quasi tutti i territori. Il Convento di Monte Corona rimase aperto fino al 1812, quando Napoleone emanò le leggi di soppressione degli ordini religiosi, ma nel 1814 il Papa ritornò nel suo stato e la vita dell’ordine dei camaldolesi coronesi riprese. In questo periodo fu dato corso ad una nuova strutturazione della chiesa e del campanile; nel 1828 furono fuse la più piccola e la più grande delle tre campane, mentre quella media fu allestita nell’anno successivo.