Il Regno d’Italia
Con l’avvento del Regno d’Italia e l’entrata in vigore delle leggi che prevedevano la confisca dei beni ecclesiastici, i coronesi, nonostante avessero inviato a Torino due eremiti per intercedere presso il Conte di Cavour, dovettero lasciare l’Eremo e l’Abbazia di San Salvatore nel 1863.
Inizialmente lo Stato italiano affittò tutte le proprietà dei camaldolesi (2524 ha di terreni) ai fratelli Santicchi e Vaiani, poi, nel 1865, vendette al conte Giuseppe Manni. Il 27 marzo 1871 tutti i beni di Monte Corona furono acquistati dal marchese Filippo Marignoli, senatore del Regno d’Italia. Per oltre sessanta anni Monte Corona rimase a questa famiglia, che trascorse lunghi periodi anche all’Eremo. Il figlio di Filippo, Francesco, si unì in matrimonio con Flaminia Torlonia, dalla quale ebbe quattro figli; i due maschi, Liborio e Giulio, sposarono rispettivamente Beatrice, prima moglie di Guglielmo Marconi divorziata, e Marinetta Trotta di Umbertide. I Marignoli costruirono alla Badia una lussuosa abitazione, e negli anni trenta, un importante canale di irrigazione che utilizza le acque del Tevere.
Nel periodo 1926-1927 entro la cinta muraria dell’Eremo furono abbattuti 2.233 abeti secolari, alcuni dei quali raggiungevano il diametro di ottantacinque cm..
Verso la fine del 1935 i Marignoli cedettero la proprietà ad una banca, che la vendette nel 1938 al tenore Beniamino Gigli.
Questi, al profilarsi della seconda guerra mondiale, rivendette all’I.F.I., istituto finanziario della F.I.A.T. di Torino, che passò poi i beni alla S.A.I., gruppo finanziario della famiglia Agnelli. Nel 1979 la S.A.I. entrò a far parte del gruppo Ursini ed oggi l’azienda di Monte Corona è chiamata “S.A.I. Agricola S.p.a.”. Durante il secondo conflitto mondiale l’Eremo dette ospitalità a numerose famiglie di sfollati, che avevano abbandonato la città dopo i primi bombardamenti aerei del 1944 e per sfuggire alle rappresaglie nazifasciste.
