Ecomuseo – Le risorse naturali
Categoria: Ecomuseo del Fiume e della Torre
Mettere sotto protezione un intero territorio, un sistema complesso, articolato e dinamico come l’ECOMUSEO (può farne parte infatti, una collina, un sentiero, una miniera, una fabbrica, una chiesa, una villa, un lago, una bottega artigianale, ecc. ecc.), richiede lo sforzo di tanti soggetti: Istituzioni, associazioni, operatori economici, istituti bancari, forze politiche, ecc. ecc., ma decisivo sarà il coinvolgimento delle popolazioni che vivono nel territorio destinato ad ECOMUSEO.
L’ECOMUSEO cerca di colmare un vuoto, inserendosi a pieno titolo nel progetto del Comune di Perugia denominato “PIANO DELLE AREE NATURALI PROTETTE DEL MONTE TEZIO E DEL FIUME TEVERE” (conosciuto meglio come progetto di Parco Fluviale del Tevere) che stenta (da anni) a venire alla luce.
L’ECOMUSEO dovrà favorire iniziative di recupero, conservazione e valorizzazione degli oggetti, ambienti di vita tradizionali, le architetture – basta pensare a ciò che resta del patrimonio della civiltà contadina (tante sono le case coloniche presso la stupenda Ansa degli Ornari), ciò che resta dei Molini usati sin dal XIV secolo per la macinazione del grano, le Torri di guardia, le chiuse, le chiesette con affreschi del tardo Medioevo, le ville padronali, gli stessi borghi minori che decorano le colline del bacino del fiume portano tracce delle civiltà e della storia del passato.
Il fiume stesso con il suo ambiente fluviale, la flora, la fauna, le colture del passato (canapa) e ancora quelle del presente (mais, tabacco, grano), dovrà essere oggetto attento di lettura, di studio, di salvaguardia, come dovrà essere tutelato quel patrimonio di oggetti e di memorie che hanno accompagnato nei secoli le attività nell’alveo del fiume, attività che hanno dato un grande impulso economico alle popolazioni rivierasche. La pesca, la raccolta della legna, l’estrazione della ghiaia e della sabbia (hanno dato il via nel dopoguerra ad una veloce urbanizzazione della città e dei quartieri minori). Restano ancora testimonianze delle “Lavandaie”, dei sentieri percorsi dai carri pieni di panni che facevano la spola dal fiume alla città; una memoria materiale e immateriale come i dialetti, i racconti, le storie, i giochi, gli svaghi, i canti popolari che hanno accompagnato gli ultimi anni della civiltà contadina – La Brigata Pretolana – ne è la testimonianza indimenticabile che va al più presto recuperata e valorizzata.
L’ECOMUSEO del fiume dovrà avere un centro direzionale, delle sale espositive, didattiche, che utilizzi gli strumenti multimediali per la lettura, l’archiviazione e la divulgazione dei dati; si dovrà passare dalle sale espositive al territorio, con apposite visite guidate attraverso una sentieristica che va salvaguardata e rinnovata.
