L’Umbria salva i libri (e viceversa, forse)

Categoria: Curiosità

Intervista a Giuseppe Bearzi, presidente dell’associazione INTRA, impegnata nell’apertura di una quarantina di biblioteche in tutta la regione, una decina delle quali concentrate nella media valle del Tevere

Una decina della quarantina di “biblioteche dei libri salvati” che stanno spuntando come funghi in tutta l’Umbria sono concentrate nella media valle del Tevere: a Marsciano, San Venanzo, Todi, Monte Castello, Deruta, Bettona, San Gemini, Torgiano, Alviano, Collazzone, Pantalla, Castello delle Forme. Gli sta dando vita – in collaborazione con Comuni, Pro loco, Scuole, Associazioni e privati – “Intra”, associazione sorta quattro anni fa della quale è presidente Giuseppe Bearzi (nella foto), veneziano trapiantato in Umbria, dal quale abbiamo cercato di saperne di più.

– Com’è che riuscite a farvi donare tanti libri anche preziosi gratuitamente? “Con la fortuna e l’ingegno: siamo partiti quattro anni fa con circa 500 volumi, una mezza biblioteca quindi, quando chiuse Amadriade, quel piccolo scrigno di gioie botaniche sito sui colli a Nord d’Orvieto. Nei mesi successivi amici e conoscenti ci donarono prima buste con 4-5 libri. Poi – via via che aprivamo nuove “biblioteche tematiche” – cominciarono a chiamarci anche persone per donarci cassette e casse di libri, riviste, film, spartiti, manoscritti, un erbario. Un paio di mesi fa abbiamo salvato una biblioteca umbra di 5mila libri sugli eventi di fine millennio, che era già migrata in Toscana”.

– Come fanno questi donatori a sapere della vostra esistenza? “Con il passaparola, perché di pubblicità – salvo qualche segnalibro con il motto “l’Umbria salva i libri” – non ne facciamo: temiamo, infatti, di naufragare sommersi dalla carta. In questi anni di lavoro sottotraccia abbiamo raccolto oltre 30 mila libri ed altri documenti: una parte è già collocata nelle 21 biblioteche aperte; un’altra parte è archiviata in 4 centri di raccolta e smistamento, dove i testi sono classificati e divisi sia per alimentare le altre 15 biblioteche in procinto di aprire, sia per soddisfare future richieste”.

– Ma poi, una volta aperta una biblioteca? “Intorno ad ogni biblioteca si possono organizzare eventi di ogni genere. I libri, infatti, non sono il fine ultimo, ma il mezzo: sono i mattoni con cui ricostruire la fiducia e la voglia di esistere delle contrade, dei castelli, dei villaggi dell’Umbria”.

– Che futuro può avere il progetto? “Se con 90 soci siamo riusciti a raggiungere in quattro anni il risultato descritto, con un minimo d’interesse da parte di chi detiene il potere politico ed economico, potremmo raccogliere centinaia di migliaia di libri ed aprire mille “biblioteche dei libri salvati”, ossia una per ognuna di quelle contrade, di quei castelli, di quei villaggi dell’Umbria che oggi dispone di pochi o di nessun servizio, restituendo a quei luoghi e a quegli abitanti quel fascino, quella personalità, quel carattere che il loro luogo ed essi stessi meritano”.

– Tutto bello, anche se può apparire utopico… “Quando siamo partiti, ci ritennero dei visionari. Forse lo eravamo. Ora, con quanto è stato fatto, è facile capire che la nostra non fu né è un’utopia. Abbiamo un progetto turistico ed economico che riguarda dodici mesi l’anno, non il tempo di una sagra o di una vacanza. E’ un progetto articolato e ricco di spunti inediti”.

Insomma, salvare i libri per salvare anche i piccoli abitati dell’Umbria, relegati spesso al ruolo di figli di un Dio minore, facendo della regione una grande ed attraente “biblioteca diffusa”. Chi darà una mano sarà felice di averlo fatto, perché avrà contribuito a salvare non solo dei libri, ma una civiltà che la miopia sta facendo scomparire. Per sempre.