Coronesi e Camaldolesi

Coronesi e camaldolesi di Toscana vivevano ancora separati e si pensò alla loro riunione. Nella assemblea generale tenuta a Monte Corona nel 1561 si parlò di questo problema e se ne ridiscusse nel Capitolo generale del 1580, sempre tenuto a Monte Corona, e poi di nuovo nel 1595. In realtà, fino al 1634, per novantadue anni, i camaldolesi toscani e quelli di Monte Corona rimasero separati.

Nell’anno 1634, con il papa Urbano VIII, si stabilì di tornare ad una medesima regola, sotto un solo governo, sotto la protezione dello stesso padre San Romualdo, sub cuius bomine ac regularibus institutis militare profitentur (sotto il cui nome e con le regole stabilite hanno promesso di servire).

Urbano VIII era deciso a rimettere ordine, e, per mantenere uniformità alla regola e perché una provincia non prevalesse sull’altra, decretò che gli eremi coronesi non potessero trasferirsi da provincia in provincia.

Stipulata l’unione degli eremiti camaldolesi toscani con quelli coronesi, Monte corona si valorizzò ulteriormente, anche per la sua già efficiente organizzazione. In quello stesso 1634 la Congregazione Pedemontana dell’Eremo di Torino, fondato da Alessandro di Ceva nel 1601, chiese di essere unita a quella di Monte Corona con tutte le largizioni concesse dai principi di Savoia.

I coronesi però non ebbero e non fondarono eremi solamente in Italia; dal 1601 organizzarono nuclei anche all’estero: in Francia, Polonia, Austria, Germania e Ungheria, divenendo uno degli ordini religiosi più importanti e seguiti.

Per molti anni l’Eremo di Monte Corona fu il centro di quarantacinque cenobi, che si erano ridotti, nel 1840, a dodici, per le vicende del ‘700-’800.