Come passavano la giornata
Quanto al vivere le ore della giornata questo avveniva in vari modi; sotto l’aspetto abituale le ore venivano trascorse nell’ammirare il paesaggio, molini, ponti e poi nella scelta del luogo adatto per il pic-nic o di una osteria dai gustosi spuntini o piatti caserecci; alcuni preferivano, nel trattenersi sull’argine del fiume per la battuta di pesca. Di questi ultimi l’interesse di poter fare ritorno con un’apprezzabile quantità di pesce, costituiva il vero scopo della gita.
Allora nessun dubbio sfiorava la mente sulla sana e piena vitalità di questa preziosa specie di animale che tranquillamente si riproduceva nella fluente acqua biondastra, priva di rifiuti e di sostanze nocive, acqua che si poteva dire quasi incontaminata.
E che delle nostre più anziane generazioni non ricorda quanto dura sia stata la lotta contro la fame?
Fortunati quelli che di tanto in tanto potevano sfamarsi con un abbondante e saporito piatto di pesce!
I festaioli che iniziavano il percorso della gita dai punti a loro vicini o di gradimento non erano certamente pochi. Ma l’affluenza maggiore dei gruppetti soleva avvenire nell’amena località di Ponte San Giovanni, dove essi trovavano la loro spontanea unione e quindi la migliore organizzazione per dare alla gita stessa il significato di una gara sportiva.
Il punto d’incontro era preso il vasto edificio del portico a cinque arcate detto – Le Logge – (distrutto dai bombardamenti nel 1944).
Sotto il lungo portico si trovava l’osteria del paese con forno, macelleria, stalla per rimessa di animali da traino, rimessa per i carri, carrozze, merci e materiale vario. Al piano superiore quasi tutti gli ambienti erano adibiti a camere d’alloggio per i viaggiatori, pronti al mattino a varcare con il loro mezzo il ponte e proseguire poi per l’importante strada diretta per Foligno e giù, giù, sino a Roma.
Per quei tempi tutto questo ottimo e complesso servizio, da procurare un giro di business certamente notevole, rendeva il villaggio assai frequentato da passanti, turisti e comitive di amici.
Da qui aveva inizio la più interessante chiassosa partenza per Ponte Valleceppi, proseguendo poi per Ponte Felcino. Ogni volta un buon numero di persone si affaccendavano per gareggiare tra loro a squadre di due o di quattro.
Nei protagonisti l’impegno e l’entusiasmo era sempre presente per dar vita allo spettacolo agonistico più popolare del tempo: il gioco della boccetta in lungo e quello del tiro della Ruzzola e del Ruzzolone con la fettuccia.
Verso il calare della prima ombra della sera o quando il sole, con i suoi deboli e rossicci raggi, stava per calare dietro l’orizzonte, i gruppetti dell’amicizia con un’allegria che nascondeva la stanchezza, riprendevano a salire la propria via del ritorno verso il centro della città.
L’effetto euforico procurato da qualche bicchiere di vino amabile e sincero, oltre a non venir mai meno, aumentava il fervore della conversazione, spesso sino a confidare cose strettamente personali, sfogandosi poi in lunghe risate e in gesti talvolta più curiosi che comici. Altri si affidavano alle ali del canto delle più belle e popolari canzoni del tempo, non senza prolungati e stonati acuti.
Verso gli anni ’30 l’affluenza della gente, specialmente di giovani, alla divertente usanza festiva cominciò a dar segno del conto alla rovescia.
L’affermarsi sempre più del gioco a squadre del pallone (foot-ball) con la conseguente attrattiva di masse di popolo negli appositi campi sportivi; la crescente passione per le altre nuove competizioni come quella del ciclismo, dell’automobilismo, dell’atletica ecc., all’antico e semplice gioco popolare, che per secoli aveva tenuto l’uomo a diretto contatto con la natura, stimolandolo a spostarsi da un punto all’altro con la forza delle proprie gambe, gli tolsero il primato.

Articolo tratto da:
SULL’ARGINE DEL TEVERE
Difendere la natura è una necessità vitale per tutti
Luigi Artegiani
Lorenza Bonaca
Perugia 1987
