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	<title>Città del Tevere &#187; Tradizioni</title>
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	<description>Il nostro territorio in un click</description>
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		<title>L&#8217;Arte della Tessitura a mano</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 15:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>
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		<description><![CDATA[
Il laboratorio di tessitura a mano &#8220;Intrecciamo i fili&#8221; di Ponte Felcino è ormai da due anni una realtà e un punto di riferimento per chiunque ami quest&#8217;arte antica che ancora oggi stimola la creatività e induce ad un relax attivo e coinvolgente.
Avvicinarsi a un antico telaio in funzione e imparare a utilizzarlo trasmette una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Fili.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="size-full wp-image-1877 alignleft" style="margin: 10px;" title="Fili" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Fili.jpg" alt="" width="240" height="200" /></a><br />
Il laboratorio di tessitura a mano &#8220;Intrecciamo i fili&#8221; di Ponte Felcino è ormai da due anni una realtà e un punto di riferimento per chiunque ami quest&#8217;arte antica che ancora oggi stimola la creatività e induce ad un relax attivo e coinvolgente.<a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Tessitura.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="size-full wp-image-1876 alignright" style="margin: 10px;" title="Tessitura" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Tessitura.jpg" alt="" width="240" height="212" /></a></p>
<p>Avvicinarsi a un antico telaio in funzione e imparare a utilizzarlo trasmette una gioia interiore che va oltre la semplice creatività. Come il ricamo e le altre &#8220;arti&#8221; manuali un tempo affidate alle sole donne, se praticato con cura e assiduità è non solo un modo per socializzare e rilassarsi dalle preoccupazioni quotidiane, ma può divenire addirittura terapeutico. Quella che una volta era un&#8217;occupazione invernale delle donne contadine, che provvedevano in questo modo a tutti i bisogni &#8220;tessili&#8221; della famiglia (dalle lenzuola alla biancheria) utilizzando fibre naturali, come la canapa e il cotone che in molti casi coloravano da sole, ora può esserre fonte di un sano riappropriarsi di una manualità creativa e ricca di storia, di un fare a misura di sè.</p>
<p><a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Bambina_tesse.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="size-full wp-image-1875 alignleft" style="margin: 10px;" title="Bambina_tesse" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Bambina_tesse.jpg" alt="" width="240" height="190" /></a>Il progetto-laboratorio permanente interculturale e gratuito di tessitura a mano, allestito presso i locali della scuola media Bonazzi-Lilli di Ponte Felcino, è il frutto dell&#8217;impegno di alcuni appassionati tessitori, quasi tutti ex lavoratori del &#8220;Lanificio&#8221; di Ponte Felcino, primo fra tutti Gervasio Ragni e Anna Maria Bianchi, coordinati da un&#8217;insegnante della stessa scuola, Sandra Colazza, con l&#8217;aiuto della Preside, Paola Avorio, della Proloco di Ponte Felcino, nella persona della sua Presidente Adelia Bovini, e del Comune di Perugia.<a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Donne_tessono.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="size-full wp-image-1874 alignright" style="margin: 10px;" title="Donne_tessono" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Donne_tessono.jpg" alt="" width="240" height="179" /></a></p>
<p>Dal 2009 il lavoro volontario di tutti ha sostenuto tre momenti di apertura settimanali, una mattina, un pomeriggio e una sera, mettendo a disposizione gratuitamente un sapere che ci preme non vada perduto per l&#8217;alto contenuto sociale, culturale, di riscoperta e conoscenza per i giovani di un passato sempre utile da cui attingere per nuovo &#8220;sapere fare&#8221;. Esposizioni di telai e dimostrazioni pratiche sono state organizzate in molte feste paesane del territorio, dove la gente ha potuto conoscere e apprezzare questa antica arte. Molti si ricordano con nostalgia delle mamme e delle nonne intente a tessere, e volentieri raccontano le loro storie. Raccogliere i saperi e le testimonianze di chi ancora ricorda è un&#8217;altra importante azione di questi operosi artigiani del telaio inseriti nel Progetto dell&#8217;Ecomunseo del fiume Tevere che ha tra i suoi obiettivi l&#8217;allestimento di un Museo del Tessile proprio a Ponte Felcino, dove tutto il paese, in anni di lavoro, ha contribuito a vestire con magnifici tessuti tante generazioni sia in Italia che all&#8217;estero.<br />
<a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Orario.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="alignleft size-full wp-image-1873" style="margin: 10px;" title="Orario" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/03/Orario.jpg" alt="" width="200" height="198" /></a> Quest&#8217;anno ricorrono i 150 anni dell&#8217;apertura del Lanificio, una delle più significative realtà imprenditoriali che hanno sostenuto l&#8217;economia della nostra città: una rinnovata attenzione alla tessitura, che può essere considerata a tutti gli effetti una vera e propria arte, coadiuvata dal recupero di antichi telai, è sicuramente il tributo più importante che i cittadini e le istituzioni possono concedere attraverso iniziativie, lavoratori e momenti comunitari che ne ripercorrano la storia, l&#8217;utilità, l&#8217;azione e la portata culturale.</p>
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		<title>Il formaggio</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 15:59:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[
DEFINIZIONE
La parola formaggio deriva dal latino &#8220;formaticum&#8221;, che significa &#8220;stampo&#8221;.
Il formaggio è un prodotto alimentare, antichissimo, che si ricava sia dal latte dopo una coagulazione acida.
In Italia viene preparato utilizzando principalmente latte vaccino (di mucca), di pecore, di capra odi bufala; in altri paesi viene utilizzato anche il latte di altri animali come l&#8217;asina, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><strong><img class="size-full wp-image-634 aligncenter" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Formaggio.jpg" alt="" width="315" height="350" /></strong></p>
<p><strong>DEFINIZIONE</strong></p>
<p>La parola formaggio deriva dal latino &#8220;formaticum&#8221;, che significa &#8220;stampo&#8221;.</p>
<p>Il formaggio è un prodotto alimentare, antichissimo, che si ricava sia dal latte dopo una coagulazione acida.</p>
<p>In Italia viene preparato utilizzando principalmente latte vaccino (di mucca), di pecore, di capra odi bufala; in altri paesi viene utilizzato anche il latte di altri animali come l&#8217;asina, la cammella, cavalla e renna.</p>
<p><strong>COMPOSIZIONE</strong></p>
<p>Il formaggio è costituito da acqua, grassi, caseina, sali minerali, albumina, lattosio, vitamine, calcio e fosforo. Questi componenti variano in percentuale a seconda del tipo di formaggio condizionandone il valore nutritivo e la digeribilità.</p>
<p><strong>CLASSIFICAZIONE</strong></p>
<p>I formaggi possono essere classificati in vari modi:</p>
<p>a) in base al tipo di latte per cui ci sono quelli vaccini, pecorini, caprini e bufalini;</p>
<p>b) in base al contenuto di grasso, da qui quelli: grassi, semi &#8211; grassi e magri;</p>
<p>c) al tipo della pasta molle o dura: non cotta, semicotta o cotta;</p>
<p>d) oggi esistono anche i formaggi fusi che si ottengono fondendo assieme formaggi diversi.</p>
<address><a title="Il formaggio Pecorino umbro" href="http://www.cittadeltevere.it/il-formaggio-pecorino-umbro/"><strong>Il formaggio in Umbria</strong></a></address>
<address><a title="La storia di un gioco antico" href="http://www.cittadeltevere.it/la-storia-di-un-gioco-antico/"><strong>La storia di un gioco antico</strong></a></address>
<address><a title="Il Ruzzolone a Perugia nel 1600" href="http://www.cittadeltevere.it/il-ruzzolone-a-perugia-nel-1600/"><strong>Il Ruzzolone a Perugia nel 1600</strong></a></address>
<address><a title="Regole antiche del gioco del ruzzolone e della forma di formaggio" href="http://www.cittadeltevere.it/regole-antiche-del-gioco-del-ruzzolone-e-della-forma-di-formaggio/"><strong>Regole antiche del gioco del ruzzolone e della forma di formaggio</strong></a></address>
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		<title>Un museo per i soldatini di piombo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 15:48:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La passione di un britannico che vive nel Tifernate
Un museo per i soldatini di piombo
Si chiama John Tunstill, inglese di origine ma ormai trapiantato in Umbria. E&#8217; l&#8217;artefice di una delle più originali proposte culturali nel campo del collezionismo a livello nazionale. Dalla sua esperienza professionale, ma soprattutto dalla sua passione innata, è sorto il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-618" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Museo-soldatini.jpg" alt="" width="200" height="276" />La passione di un britannico che vive nel Tifernate</p>
<p>Un museo per i soldatini di piombo</p>
<p>Si chiama John Tunstill, inglese di origine ma ormai trapiantato in Umbria. E&#8217; l&#8217;artefice di una delle più originali proposte culturali nel campo del collezionismo a livello nazionale. Dalla sua esperienza professionale, ma soprattutto dalla sua passione innata, è sorto il primo Museo di soldatini di piombo, inaugurato a Calzolaro, frazione a cavallo tra il Tifernate e la Toscana.</p>
<p>Qui ha fissato da tempo la sua nuova residenza, insieme alla moglie Liliana, qui ha deciso di vivere dopo aver lasciato Londra, dove per anni ha guidato, guarda caso, una delle più rinomate aziende produttrici di soldatini di piombo: la sua società &#8211; la Tunstill &#8211; era una specie di &#8220;marchio doc&#8221; per gli appassionati del settore. Per anni ha costruito soldatini di ogni tipo che vendeva nel negozio al centro della City, a due passi dal Museo reale delle Guerre. In quasi 20 anni di attività migliaia di appassionati hanno sfilato come in un museo ad ammirare i piccoli gioielli realizzati da Tunstill.</p>
<p>Oggi il museo esiste davvero, ed in Umbria: «E&#8217; il coronamento di un sogno che coltivo da bambino &#8211; confida l&#8217;ideatore dell&#8217;iniziativa -. I primi me li regalarono quando avevo 3 anni, poi la passione è diventata una vera e propria attività imprenditoriale. Ma la passione non si è spenta anche ora che ho chiuso la mia esperienza da imprenditore. E allora quale migliore cornice che un museo, per altro in questa terra meravigliosa che è l&#8217;Umbria?». Un sogno dalle radici profonde, dunque, che rinasce attraverso l&#8217;esposizione al neonato Museo di Calzolaro di circa 30mila esemplari, soldatini di piombo che vanno da una dimensione ridottissima (i più piccoli non misurano più di 20 millimetri) ai più grandi che non superano i 10 centimetri e con modellini davvero straordinari: dagli aviatori della Royal Air Force ai guerrieri del deserto. Ma la mostra offre anche uno spaccato di storia attraverso documenti, cimeli preziosi &#8211; come una bandiera ricamata da un soldato del Reggimento Devonshire nella guerra boera &#8211; e 5mila riviste specializzate per collezionisti.</p>
<p><em>di Giacomo Marinelli Andreoli</em></p>
<address><em>Vai al sito di <a href="http://www.soldierssoldiers.com/2004/10/hello-and-welcome.htm" target="_blank"><strong>John Tunstill</strong></a></em></address>
<address><em></em>Tratto da: &#8220;IL SOLE 24 ORE&#8221; di Venerdì 17 dicembre 2004 &#8211; n. 93</address>
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		<title>Mille scatole piene di ricordi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 15:41:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La società dei consumi che abbiamo da tempo assimilato e di cui facciamo più o meno consapevolmente parte promuove dei meccanismi di omologazione contrari al ricordo ed alla conservazione di costumi e tradizioni del passato.
Questo vale in maggior misura per quelle comunità minute e remote che hanno per secoli reiterato il genio e lo spirito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-613" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/MilleScatole.jpg" alt="" width="250" height="305" />La società dei consumi che abbiamo da tempo assimilato e di cui facciamo più o meno consapevolmente parte promuove dei meccanismi di omologazione contrari al ricordo ed alla conservazione di costumi e tradizioni del passato.</p>
<p>Questo vale in maggior misura per quelle comunità minute e remote che hanno per secoli reiterato il genio e lo spirito degli antenati.</p>
<p>Se da una parte il commercio su scala e la produzione di massa portano ad una cura sempre minore per la presentazione della merce privilegiandone funzione e distribuzione, dall’altra una vera e propria mania del belle ne favorisce l’estetizzazione e l’abbellimento ad oltranza.</p>
<p>Un movimento duplice che sembra compensarsi ma che tuttavia insiste sulla mercificazione e la perdita di valore artigianale dei prodotti di uso comune.</p>
<p>A parlar di scatole e barattoli eletti ad opere d’arte, confezioni ed involucri esposti in arditi ed improbabili musei ci vengono in mente le avanguardie del primo novecento ed una concezione estetica decadente caratteristica del primo capitalismo.</p>
<p>A Lama di San Giustino, in pieno centro storico, è recentemente sorto uno spazio espositivo di tutt’altra ispirazione: un museo ricavato all’interno di una vecchia bottega il cui scopo è quello di evocare il passato tramite oggetti di uso comune, presentati non solo per il loro valore commerciale ed estetico ma anche per il loro richiamo alla storia individuale e collettiva del secolo scorso.</p>
<p>Una vera e propria retrospettiva, o meglio uno sguardo nostalgico alle cose ed ai tempi che furono attraverso elementi apparentemente accessori e comunque secondari: scatole ed oggetti di uso comune che, per associazione, fanno emergere la storia di un’epoca – il Novecento appunto – e della sua gente.</p>
<p>Nasce dunque da un’idea di Angiolo Moretti il Museo delle scatole e dei ricordi, uno spazio evocativo dedicato agli oggetti della memoria.</p>
<p>Una collezione di oltre 1300 scatole di latta e cartone, cofanetti e scrigni, in grado di suscitare emozioni e ricordi di un passato così vicino nel tempo pur tuttavia distante dalla sensibilità odierna. Oggetti di varia foggia e provenienza che Angiolo ha costantemente raccolto sin dalla gioventù frequentando mercatini d’epoca e fiere antiquarie.</p>
<p>Antiche scatole da biscotti o da tè che hanno smarrito il loro uso ma che possono regalare momenti straordinari ed intime memorie. E’ così che dalle tinte laccate e sbiadite d’un recipiente ormai vuoto tornerete alla vostra infanzia ed al ricordo spensierato di quella scatola cilindrica accanto alla macchina da cucire dove la nonna teneva i bottoni, oppure a quel contenitore di latta che custodiva le matite colorate. Forse ancora oggi, da qualche parte, una vecchia scatola di pasticcini conserva le lettere del vostro primo amore.</p>
<p>Il museo è un luogo da visitare magari in silenzio, lasciandosi trasportare dalle suggestioni che via via si fan più intense e coinvolgenti. Angiolo, se vorrete, vi parlerà della sua passione e dei suoi pezzi preferiti, amati per il loro valore emotivo, provenienza o semplicemente per le circostanze in cui ne è venuto in possesso.</p>
<p>Tra questi alcuni scrigni dipinti a mano d’inizio Novecento, un carillon porta sigarette ed altre scatole decorate con figure familiari e rassicuranti, quasi sempre femminili, che sembrano accennare al loro prezioso contenuto. Tra le varie collezioni anche un’esposizione di scatole di fiammiferi, di orologi da polso e da taschino, carrozzine ed un prototipo a manovella delle prime lavatrici.</p>
<p>Una menzione a parte merita la sezione del Museo dedicata al mondo rurale ed agli utensili della tradizione contadina ove traspare una condizione umile ed ardua, una tecnologia spesso arretrata e tuttavia ingegnosa, come dimostrano il sorpendente biberon per vitelli od il porta-chiocce, oggetti indubbiamente curiosi. Quasi a mitigare il rigore di una vita difficile, il Pozzo degli innamorati – sorta di cisterna ricavata nella roccia – rivela al suo interno indumenti ed oggetti coniugali della tradizione Contadina e piccolo-borghese; candide vesti a testimonianza di una vita semplice e virtuosa in seno alla famiglia patriarcale.</p>
<address>Vai al sito del <a href="http://www.museodellescatole.com/" target="_blank"><strong>Museo delle Scatole e dei Ricordi</strong></a><br />
</address>
<address>Tratto da:<br />
“Walley Life – Vivere l’idea europea”<br />
Anno II, n. 11 &#8211; Marzo 2005</address>
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		<title>Gita dei tre Ponti</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 15:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Fu in una radiosa giornata di giungo &#8216;86 che, in compagnia della dilettante scrittrice (B.L.), autrice anche di poesie &#8211; Fiori Campestri -, decisi di compiere quel percorso chiamato nel passato: gita (o giro) dei tre ponti.
L&#8217;intento era di ricordare quella secolare usanza che i perugini del ceto operaio, artigiano, impiegatizio allegri e festosi facevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-182" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Gita-dei-tre-Ponti.jpg" alt="" width="500" height="227" />Fu in una radiosa giornata di giungo &#8216;86 che, in compagnia della dilettante scrittrice (B.L.), autrice anche di poesie &#8211; Fiori Campestri -, decisi di compiere quel percorso chiamato nel passato: gita (o giro) dei tre ponti.</p>
<p>L&#8217;intento era di ricordare quella secolare usanza che i perugini del ceto operaio, artigiano, impiegatizio allegri e festosi facevano a piedi nelle giornate domenicali o in altre di riposo.</p>
<p>Ma tale &#8211; gita dei tre ponti &#8211; veniva anche compiuta, come viaggio di nozze, da molte giovani coppie di sposi del luogo. Appena consumato il banchetto nuziale, con la partecipazione degli invitati più cari, su fastose carrozze partivano gettando confetti alle persone plaudenti che si trovavano ai lati della strada.</p>
<p>Avveniva che i &#8211; Gruppetti dell&#8217;Amicizia -, alcuni nelle ore del mattino, altri in quelle pomeridiane, lasciate le loro anguste abitazioni, varcate la cinta di mura dal triste richiamo di una vita chiusa, se non prigioniera, se ne andavano sciolti e con passo affrettato. Della quasi totalità decisi, come sempre, a percorrere le stradicciole o sentieri che tra le verdi colline scendono a valle del Tevere.</p>
<p>La restante minoranza si rendeva irrinunciabile al mezzo di trasporto per recarsi al villaggio preferito dei tre ponti: Ponte San Giovanni &#8211; Ponte Valleceppi &#8211; Ponte Felcino.</p>
<p><a title="Come passavano la giornata" href="http://www.cittadeltevere.it/come-passavano-la-giornata/"><strong>Come passavano la giornata</strong></a></p>
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		<title>E le lavandaie di Pretola prendevano la &#8220;corta&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Apr 2010 12:20:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tradizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra tutte le vie di comunicazione che collegavano la città di Perugia al fiume Tevere, la cosiddetta &#8220;corta&#8221; di Pretola era la più breve e diretta.
Questo tracciato pedonale è molto antico, lo si trova citato in una decisione del Consiglio della città del 1299, ed è stato utilizzato fino alla metà degli anni &#8216;60.
Ogni domenica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-168" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Lavandaie_Pretola1.jpg" alt="" width="500" height="288" />Tra tutte le vie di comunicazione che collegavano la città di Perugia al fiume Tevere, la cosiddetta &#8220;corta&#8221; di Pretola era la più breve e diretta.</p>
<p>Questo tracciato pedonale è molto antico, lo si trova citato in una decisione del Consiglio della città del 1299, ed è stato utilizzato fino alla metà degli anni &#8216;60.</p>
<p>Ogni domenica, lungo questa strada, si potevano incontrare le lavandaie del paese di Pretola che raggiungevano la città per ritirare i panni da lavare delle famiglie o delle istituzioni cittadine: se erano dirette all&#8217;ospedale di Monteluce, uscivano in via del Favarone; se erano dirette in centro imboccavano &#8220;l&#8217;uscita del leone&#8221;, risalivano Fontenuovo e giungevano a Porta Pesa, dove era il punto di raccolta.</p>
<p>E&#8217; da qui che possiamo far partire il nostro itinerario &#8220;ideale&#8221;: la piazza di Porta Pesa era considerata, per i paesi del fiume, l&#8217;entrata in città ed era qui che i carrettieri sostavano, in compagnia di un bicchiere di vino, alla trattoria di &#8220;Argentino&#8221; in attesa del carico dei panni che le lavandaie ammassavano proprio in questa piazza. L&#8217;itinerario prosegue lungo via Enrico dal Pozzo; in fondo a questa via troviamo la fonte di &#8220;Fontenuovo&#8221; con un grifo scolpito, che è stata restaurata nel 2000.</p>
<p>Qui le lavandaie usavano lavarsi i piedi, fino a quel momento scalzi, e indossavano gli zoccoli prima di entrare in città. Percorriamo poche decine di metri e ci troviamo davanti ad un portale d&#8217;ingresso di una villa attribuito à Galeazzo Alessi, sulla cui sommità vi è una statua di leone di epoca romana. Una leggenda narra che un tesoro è seppellito dove si posa lo sguardo del leone.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato della strada, scende un sentiero che ci porta, oltrepassata una catena messa a difesa di un depuratore, a costeggiare il lato sinistro del fosso che scorre sotto il cimitero cittadino.<br />
La valletta che il fosso disegna è più vasta di quello che si può percepire dall&#8217; alto della strada.</p>
<p>Dopo dieci minuti di cammino il sentiero è ostruito da alti rovi. Facendosi strada, cercando di stare più vicino possibile al corso d&#8217;acqua, è possibile arrivare dove il nostro fosso si unisce al fosso Scaffaro, proveniente da S. Erminio, formando il cosiddetto &#8220;fosso di Pretola&#8221;. Da qui le lavandaie o altri che percorrevano la &#8220;corta di Pretola&#8221; si trovavano a passare nell&#8217;aia della casa del &#8220;Lillaccio&#8221; (dal nome del colono che vi abitava), che ha fatto posto ora ad una casa di nuova costruzione. Durante i lavori alcune pietre sono rotolate fino al fosso complicando l&#8217;eventuale passaggio.</p>
<p>Superati questi ultimi ostacoli, si giunge alla carrozzabile, si oltrepassa un&#8217;edicola con un&#8217;immagine della Madonna, anche questa legata ad una storia di tesori nascosti, quindi si arriva ad un ponticello. Qui scende saltellante un altro fosso che formava una cascatella (l&#8217;gorgone). Nei mesi invernali non sempre era possibile sistemarsi lungo la riva del Tevere per lavare. Le lavandaie, quindi, in sostituzione, utilizzavano le acque del &#8220;gorgone&#8221;.</p>
<p>Arrivati a Pretola si materializza davanti a noi la bella torre medioevale, costruita a difesa dell&#8217;antico mulino che sovrasta il fiume. Questo è uno degli angoli più suggestivi e non abbastanza valorizzati del corso del Tevere. A monte e a valle della chiusa del vecchio mulino si poteva vedere fino agli anni &#8216;40 una lunga fila di donne intente a lavare il bucato per le poste (clienti) di Perugia.</p>
<p><em>Da &#8220;IL SABATO&#8221; del 4 giugno 2005<br />
di Graziano Vinti</em></p>
<p><strong><a title="Nel 1872 erano in 369 a lavare i panni dei perugini" href="http://www.cittadeltevere.it/nel-1872-erano-in-369-a-lavare-i-panni-dei-perugini/">LE LAVANDARE DI PRETOLA<br />
Nel 1872 erano in 369 a lavare i panni dei perugini</a></strong></p>
<p><strong><a title="Elda, l’ultima testimone di un mondo scomparso" href="http://www.cittadeltevere.it/elda-lultima-testimone-di-un-mondo-scomparso/">LA SIGNORA ELDA, UNA LAVANDAIA DI PRETOLA<br />
Elda, l&#8217;ultima testimone di un mondo scomparso</a></strong></p>
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