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	<title>Città del Tevere &#187; Le città di fiume</title>
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	<description>Il nostro territorio in un click</description>
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		<title>Civitella San Paolo</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 08:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le città di fiume]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia
Sull&#8217;origine del paese sono state avanzate due ipotesi: secondo la prima nel 396 A.C., quando i Romani distrussero Capena, i superstiti cercarono scampo sulle colline circostanti; nasceva così &#8220;Civitas de Colonis&#8221; o &#8220;Civitas de Collinis&#8221;, l’odierna Civitella San Paolo. Secondo l&#8217;altra tesi l&#8217; appellativo Civitas indica che il paese era una delle sette città [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-full wp-image-1470" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/08/civitella-san-paolo.jpg" alt="" width="400" height="300" />La storia</strong></p>
<p>Sull&#8217;origine del paese sono state avanzate due ipotesi: secondo la prima nel 396 A.C., quando i Romani distrussero Capena, i superstiti cercarono scampo sulle colline circostanti; nasceva così &#8220;Civitas de Colonis&#8221; o &#8220;Civitas de Collinis&#8221;, l’odierna Civitella San Paolo. Secondo l&#8217;altra tesi l&#8217; appellativo Civitas indica che il paese era una delle sette città Capenati fede rate. Se si accetta questa teoria, Civitella avrebbe fatto parte di un vasto comprensorio che anticamente ebbe il nome di Agro Capenate, poiché la città che ne costituiva il centro e svolgeva il ruolo di guida era l&#8217;antica Capena. L’area confinava a nord con i Falisci, ad est con i Sabini, a sud con i Latini e ad ovest con gli Etruschi.</p>
<p>Il territorio era attraversato da due importanti vie di comunicazione, la Flaminia e la Tiberina, strade che ancora oggi permettono di raggiungere questo centro.</p>
<p>A testimonianza di queste antiche origini a poche centinaia di metri dal paese attuale, in località Monteverde, è stata rinvenuta una necropoli. Una seconda necropoli è stata rinvenuta in località San Martino, a confine con il territorio di Capena. L&#8217;età romana ha lasciato tracce nei nomi dei fondi agricoli, che fanno pensare a possedimenti di grandi dimensioni (forse anche di proprietà dell&#8217;imperatore); nei ricchi corredi rinvenuti nella necropoli di San Martino e nei numerosi resti affioranti nelle campagne circostanti: tratti della Via Tiberina, tracce di templi, tombe e ville. Nel cortile del castello sono conservate iscrizioni funerarie e parti di sarcofaghi rinvenuti nel territorio.</p>
<p>Agli inizi dell’anno 1000 compaiono le prime notizie certe e documentali di Civitella.</p>
<p>Civitas de Collinis costituì sin dall’alto Medio Evo uno dei possedimenti della Basilica di San Paolo fuori le mura, come testimoniano le bolle di conferma di beni e privilegi di Gregorio VII, del 1081, di Anacleto H antipapa (1130), di Innocenzo III (1203), di Onorio III (1218), di Gregorio IX (1236), di Carlo IV imperatore (1369), di Bonifacio VIII (1392), di Eugenio IV (1442).</p>
<p>Nel donare a San Paolo numerosi castelli, l’intenzione dei pontefici era di creare, sulla sponda destra del Tevere, uno stato monastico-feudale fedele alla Santa Sede, per contrapporlo a quello dell’Abbazia di Farfa, sorto sull’altra sponda del fiume, che era ligio agli imperatori. I feudi dell’Abbazia di San Paolo che si estendevano sino sulla Flaminia e la Cassia, comprendevano i comuni di Capena, Castelnuovo, Riano, Morlupo, Magliano, Cesano, Galeria, Campagnano.</p>
<p>Nel corso dei secoli molte famiglie nobili si insediarono a Civitella, tra cui i Malatesta da Rimini, i Grimaldi da Genova, i Salvati di origini umbre, i Casilli e i Duranti.</p>
<p>Quando nel Lazio subentrarono i nuovi potentati, il castello fu soggetto, in epoche successive, ad invasioni da parte di famiglie nobili che avevano beni nei paesi vicini. Verso la fine dell’XI secolo il Castrum Civitellae fu usurpato da Teobaldo di Cencio, ma, durante il pontificato di Pasquale Il (1099-1118), il figlio Stefano restituì il castello ai monaci. In seguito Anastasio, priore di San Paolo, per ordine di papa Pasquale 11, diede in enfiteusi a Stefano vari castelli del territorio collinense tra cui Civitella.</p>
<p>Nel 1427 Civitas de Colonis figura in parziale proprietà di Odoardo Colonna, grazie alle nepotistiche donazioni di Martino V.</p>
<p>Nel 1433 Civitella contribuì con l’invio di 30 fanti armati, ad ingrossare l’esercito di Eugenio IV a Bracciano, dispiegato contro quello di Nicolò Fortebraccio.</p>
<p>Nel 1434 il Castrum Civitellae fu ceduto da Eugenio IV in enfiteusi ai condottieri Giorgio e Battista Ridolfini da Narni, per scontare un debito di 5000 fiorini. Nel 1448 il castello ed il borgo furono rivenduti per la somma di 2000 ducati ai Monaci di San Paolo.</p>
<p>Il castello di Civitella, a differenza di altri beni del patrimonio abbaziale dei benedettini di San Paolo, che furono alienati a varie famiglie nobili, continuò ad appartenere all’Abbazia anche nell’epoca moderna.</p>
<p>Grazie al governo dei monaci il paese fu abbellito nel corso del tempo di opere architettoniche e di pubblica utilità: il castello, le mura, i fontanili, le mole, lo statuto pergamenaceo del 1618 e le Chiese di Santa Maria, San Giacomo e San Lorenzo.</p>
<p><a title="Il Monastero di Santa Scolastica" href="http://www.cittadeltevere.it/il-monastero-di-santa-scolastica/"><strong>Il Monastero di Santa Scolastica</strong></a></p>
<p><a title="La Biblioteca del Monastero" href="http://www.cittadeltevere.it/la-biblioteca-del-monastero/"><strong>La Biblioteca del Monastero</strong></a></p>
<p><a title="La Chiesa di San Lorenzo" href="http://www.cittadeltevere.it/la-chiesa-di-san-lorenzo/"><strong>La Chiesa di S. Lorenzo</strong></a></p>
<p><a title="Il Castello Abbaziale" href="http://www.cittadeltevere.it/il-castello-abbaziale/"><strong>Il Castello Abbaziale</strong></a></p>
<p><a title="Area naturalistica" href="http://www.cittadeltevere.it/area-naturalistica/"><strong>L&#8217;Area naturalistica</strong></a></p>
<p><a title="La Processione dei Canestri" href="http://www.cittadeltevere.it/la-processione-dei-canestri/"><strong>La Processione dei Canestri</strong></a><strong></strong></p>
<p><a title="Festa Medievale la Barcana" href="http://www.cittadeltevere.it/festa-medievale-la-barcana/"><strong>Festa Medievale La Barcana</strong></a></p>
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		<title>Marsciano</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 15:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
II suo territorio già in epoca etrusca fu crocevia di transito. Numerosi reperti di quel periodo, rinvenuti nel suo territorio, stanno a testimoniare gli insediamenti di queste antiche genti. A San Valentino, in voc. Ranocchia, nel 1904 sono stati rinvenuti i famosi Tripodi Loeb del 500 a.C. (statuette in bronzo raffiguranti dei leoni e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1180" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/marsciano.jpg" alt="" width="480" height="183" /></p>
<p>II suo territorio già in epoca etrusca fu crocevia di transito. Numerosi reperti di quel periodo, rinvenuti nel suo territorio, stanno a testimoniare gli insediamenti di queste antiche genti. A San Valentino, in voc. Ranocchia, nel 1904 sono stati rinvenuti i famosi Tripodi Loeb del 500 a.C. (statuette in bronzo raffiguranti dei leoni e la scena di un cavaliere alato), oggi conservati al museo dì Monaco, in Germania; a Cerqueto, nel 1834, delle urne cinerarie della famiglia Rustenia; a S. Biagio della Valle, nel 1891, una tomba etrusca della famiglia Sentia, a Villanova, un&#8217;anfora del VI sec. a.C. proveniente da un ricco corredo di una tomba etrusca ed altri interessanti reperti archeologici del periodo romano.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1181" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/marsciano_torrebolli.jpg" alt="" width="200" height="267" />Le prime notizie scritte, che parlano di Marsciano, risalgono al XI sec., quando documenti citano espressamente il nome di Monteregio  o Montereale, antico feudo dei conti Bulgarelli, di probabile origine longobarda. I Bulgarelli furono più o meno palesemente ghibellini e Marsciano continuò ad essere da loro governata senza che Perugia, che ambiva annetterla, potesse interferire nelle sue cose, anzi, in un diploma del 1186, emanato da Enrico VI, veniva vietata qualsiasi intromissione di Perugia nelle questioni marscianesi. Nel 1272 la città ha l&#8217;onore di ospitare Papa Gregorio X, che si stava recando ad Assisi. Nel 1281 Marsciano fu ceduto dai Bulgarelli a Perugia, (secondo la consuetudine medioevale di chiedere protezione e delegare doveri e diritti al più forte), per evitare che se ne impossessasse la vicina Todi.</p>
<p>Da quel momento Marsciano assunse grande importanza come estrema piazzaforte perugina nelle lotte contro Todi. Nel 1312, Arrigo VII di Lussemburgo, venuto in Italia per ricevere la corona imperiale dal pontefice Clemente V, alleatosi con Todi, attaccò ed espugnò ìl castello di Marsciano, demolendo completamente l&#8217;antichissimo Palazzo dei Bulgarelli. I Perugini, consapevoli dell&#8217;importanza strategica di Marsciano, inviarono subito aiuti, concedendo sgravi fiscali, affinché la cittadina e il suo territorio devastato tornasse come era prima e nel 1314, conclusa la pace con Todi, per circa un trentennio il territorio non fu più interessato da scontri cruenti . Nel 1355, sostò a Marsciano Carlo IV,  re di Boemia, sceso in Italia per essere incoronato imperatore d&#8217;Alemagna.</p>
<p>Nel 1401, dal capitano di ventura, Attendolo Sforza e da Lucia, bellissima donna marscianese, nacque Francesco, il futuro duca di Milano detto, per la fierezza d&#8217;animo, Beccaleto. Nel 1504, il 13 gennaio, il Consiglio dei Priori di Perugia, come compenso per l&#8217;aiuto dato da Marsciano ai Baglioni, conferì ai marscianesi la cittadinanza perugina, estensibile, in perpetuo, a tutti i figli e discendenti. Nel 1540, papa Paolo III, conquistò Perugia (dopo &#8220;La guerra del sale&#8221;) e così anche il territorio marscianese entrò a far parte della giurisdizione della Santa Sede, che, salvo brevi interruzioni (dominio Napoleonico), durerà fino al 1860, anno in cui l&#8217;Umbria venne annessa al Regno d&#8217;Italia e che vide Marsciano eretto a Comune.<img class="alignright size-full wp-image-1182" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/marsciano_chiesasgiovanniba.jpg" alt="" width="200" height="295" /></p>
<p>Il cuore di Marsciano é costituito dal centro storico con la sue viuzze e le antiche case le cui pietre ancora &#8220;parlano&#8221; del suo cammino nel tempo. In centro si possono ancora ammirare tratti delle mura castellane, alcune delle quali sono incorporate nelle abitazioni, ed alcune torri: a sud-est la Torre Bolli, ad est la Torre Boccali e a nord-est la ristrutturata Torre di Porta Vecchia. Arrivando davanti al Palazzo Comunale, costruito nel 1871 e ristrutturato nel 1980 ci troviamo di fronte a quello che era il Castrum di Marsciano: Palazzo Pietromarchi, acquistato definitivamente nel 1980, dall&#8217;Amministrazione Comunale,dal conte Pietromarchi Oggi questa antica e massiccia costruzione trecentesca è stata parzialmente ristrutturata e ospita attività socio-culturali.</p>
<p>Poco distante, in pieno centro storico, è ubicata la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, già citata nel 1136 in una conferma di beni da parte di Papa Innocenzo II al vescovo di Perugia. L&#8217;attuale chiesa fu edificata sull&#8217;area di quella preesistente nel 1896 ed è caratterizzata da una bella facciata in stile romanico, con affiancato un Campanile ottocentesco dove è alloggiata (a quindici metri di altezza) la statua di S. G. Battista, opera degli scultori Teodoro Coletti e Mariano Laura, ed un raro orologio meccanico, opera del marscianese Salvatore Salvatorelli, che scandisce oltre le ore anche i giorni del mese, della settimana, i mesi e le fasi lunari.</p>
<p>L&#8217;interno della chiesa, in stile gotico a tre navate, custodisce pregevoli opere d&#8217;arte, altari in terracotta, opera del progettista Nazareno Biscarini (i primi tre nelle due navate laterali) ed uno dello scultore marscianese Antonio Ranocchia (il quarto in cima alla navata destra). Una tela di scuola Perugina del XVI sec., restaurata nel 1987 da Vakalis Nicolas e Rocco Simonetta, raffigurante una &#8220;Madonna in trono e santi&#8221;; un Crocifisso ligneo del XIII sec.; un Tabernacolo in legno del XVII sec.; una tela di Vincenzo Chialli ed altre interessanti opere pittoriche. In via XX settembre troviamo il Teatro Concordia, del XIX sec., recentemente ristrutturato, con una bella facciata neoclassica con rilievi in cotto.</p>
<p>Altre chiese che meritano una visita a Marsciano sono: la chiesa di Santa Margherita, o di San Francesco, del XIII sec., antico convento dei frati Minori, con l&#8217;annesso Oratorio di S. Francesco o dei Disciplinanti, restaurati più volte nel corso dei secoli; la chiesa della Madonna delle Grazie, del XVI sec., restaurata ad arte nel 1996 con bellissimi affreschi del XVI sec. di scuola Perugina. La chiesa della Madonna delle Vigne del XVI sec., che custodisce affreschi dell&#8217;epoca di scuola Perugina e l&#8217;Abbazia di San Sigismondo dell&#8217;XI sec., antica dimora di una delle figure più eminenti della mistica medioevale: S. Pier Damiani. Attualmente il suolo abitativo dove sorge l&#8217;abbazia è occupato da alcune famiglie e la proprietà è dei Cavalieri di Malta.</p>
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		<title>Pietralunga</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 15:37:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le città di fiume]]></category>

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Cittadina che sorge su di una collina di 566 m. e il suo primo nucleo fu certamente fondato dalle antiche popolazioni umbre della zona. Queste sue origini antichissime sono attestate dal ritrovamento di un flauto d&#8217;osso di fattura etrusca ricavato da una tibia umana e conservato al Museo Archeologico di Perugia oltre che dalla presenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1176 alignnone" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/pietralunga.jpg" alt="" width="309" height="194" /></p>
<p>Cittadina che sorge su di una collina di 566 m. e il suo primo nucleo fu certamente fondato dalle antiche popolazioni umbre della zona. Queste sue origini antichissime sono attestate dal ritrovamento di un flauto d&#8217;osso di fattura etrusca ricavato da una tibia umana e conservato al Museo Archeologico di Perugia oltre che dalla presenza di numerose ville romane.</p>
<p>L&#8217;affermazione del Cristianesimo  è visibile dalle vicende legate alla figura di Crescenziano, a cui la leggenda attribuisce l&#8217;uccisione del drago. Crescenziano  venne decapitato e sepolto nell&#8217;attuale Pieve de&#8217; Saddi, eretta sul luogo dove fu ucciso, le spoglie sue furono successivamente trafugate  e trasportate nella cattedrale di Urbino.</p>
<p>Pietralunga conserva l&#8217;aspetto di borgo medievale, cinto di mura e raccolto attorno alla Rocca Longobarda, eretta nell&#8217;VIII sec., che se pur modificata conserva intatto il basamento pentagonale. Di particolare interesse è la Pieve di S. Maria all&#8217;interno del nucleo antico della cittadina, che risale al XIII secolo e possiede un bellissimo portale romanico, ora a causa dei rifacimenti situato nella parte posteriore.</p>
<p><strong>La Tocciata di Pasqua</strong></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1175" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/La-Tocciata.jpg" alt="" width="286" height="172" />La &#8220;Tocciata&#8221; è un antico gioco che ha luogo la mattina di Pasqua nella piazza del paese di Pietralunga.</p>
<p>Per giocare bisogna disporsi in cerchio con in mano un uovo sodo e a turno si picchia sull&#8217;uovo dell&#8217;avversario; il giocatore che rimane con l&#8217;uovo intatto continua il giro, l&#8217;altro viene eliminato.</p>
<p>In passato il gioco consisteva nel portare a casa il maggior numero di uova, mentre ora viene assegnato un premio simbolico.</p>
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		<title>Montone</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 15:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
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Il Castello fu fabbricato in un amenissimo colle alla falde degli Appennini, fra Perugia, Città di Castello e Gubbio, che gli fanno quasi un triangolo. Da levante ha il fiume Carpina; da mezzogiorno il Tevere, che gli corre lontano un miglio; da ponente un placidissimo fiumicello, che ritiene il nome di Rio; e da settentrione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1166" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/montone.jpg" alt="" width="396" height="201" /></p>
<p>Il Castello fu fabbricato in un amenissimo colle alla falde degli Appennini, fra Perugia, Città di Castello e Gubbio, che gli fanno quasi un triangolo. Da levante ha il fiume Carpina; da mezzogiorno il Tevere, che gli corre lontano un miglio; da ponente un placidissimo fiumicello, che ritiene il nome di Rio; e da settentrione i Monti Appennini&#8230; L&#8217;aere vi è temperato; il contado è ornato e fertile e vago&#8230; La terra per natura e arte è forte non meno che bella&#8230;&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1167" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/montone2.jpg" alt="" width="120" height="175" />Così nella Lettera Istorico-Genealogica della famiglia Fortebraccio da Montone, Bologna 1689, il dottor Gio. Vincenzo Giobbi Fortebracci ricostruisce la nascita di Montone e ne lega il destino a quello della sua famiglia, i Fortebracci. Di tutti, il più noto, fu Andrea Braccio, detto Braccio da Montone, famosissimo capitano di ventura al soldo di Federico da Montefeltro, del re Ladislao di Napoli, di Alfonso d&#8217;Aragona.  Stratega finissimo, coraggioso combattente, coltivò l&#8217;ambizioso sogno di creare un Regno nell&#8217;Italia Centrale da contrapporre al Papato (che per due volte lo scomunicò) e alle potenti famigli romane dei Colonna, degli Orsini e i Della Rovere. Morì nell&#8217;assedio dell&#8217;aquila il 4 giugno 1424, irato, sdegnoso, rifiutando ogni cura medica.Il figlio Carlo seguì le orme paterne; si arruolò coi Visconti e i Malatesta e infine con la Repubblica di Venezia che nel 1473 aiutò a respingere l&#8217;espansione dei Turchi.<img class="alignright size-full wp-image-1169" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/montone3.jpg" alt="" width="220" height="143" /></p>
<p>Per gratitudine i Veneziani gli regalarono una Spina della sacra Corona di Cristo. La preziosa reliquia fu trasportata a Montone e da allora viene esposta due volte l&#8217;anno, il Lunedì dell&#8217;Angelo e la penultima domenica d&#8217;agosto, dando luogo a festose rievocazioni in costume e a giochi cavallereschi che attirano migliaia di visitatori.</p>
<p>Come se una meravigliosa macchina del tempo ci trasportasse indietro di cinquecento anni, chi assiste a Montone alla Celebrazione della Santa Spina la penultima domenica d&#8217;agosto stenta a credere ai suoi occhi. Già da lontano il piccolo borgo medievale svetta sulla vallata coi suoi possenti contrafforti di pietra e le mura, le torri campanarie, il dedalo di viuzze tortuose dove s&#8217;affacciano balconi e davanzali fioriti, archi, scalinate, palazzi e chiese perfettamente conservate. Sembra di entrare in un altro mondo, di cogliere gli odori e i suoni di un&#8217;altra epoca. Che miracolo è successo?</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1170" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/montone4.jpg" alt="" width="150" height="213" />Da circa una decina di anni la Donazione della Santa Spina è diventata per Montone la celebrazione della sua stessa storia e identità. A questo concorrono l&#8217;Amministrazione Comunale, la Pro Loco e soprattutto gli abitanti, con un entusiasmo e un&#8217;abnegazione encomiabili.</p>
<p>Secondo l&#8217;antica conformazione, Montone era suddiviso in tre rioni: il Monte, il Borgo, il Verziere, ai quali corrispondevano le tre porte d&#8217;accesso alla cinta muraria e anche la stratificazione sociale. l rione di Porta del Monte rappresentava anticamente quella parte del castello dove abitavano le famiglie nobiliari. Una storia feroce di guerre intestine: gli Olivi contro i Fortebracci in continua lotta per la supremazia, fino a sfociare nella notte del 1280 in una strage della famiglia dei Fortebracci. I Tempi oscuri fortunatamente conclusi.</p>
<p>Oggi Porta del Monte, coi colori giallo e verde delle sue bandiere, ricorda glia antichi fasti soprattutto nei costumi, esemplari nel taglio e nella scelta dei tessuti, ricostruzione perfetta delle fogge del tempo. Il Rione di Porta del Borgo si identifica con la zona esposta a nord di Montone e con le due ampie gradinate che portano alla chiesa di San Francesco e al convento. Era anche la sede delle guarnigioni armate, e quindi coi colori rosso e bianco dei suoi stendardi rappresenta i ceti dei militari e degli ecclesiastici.</p>
<p>Il rione di Porta del Verziere è quello dei popolari e rappresenta la parte a sud di Montone, con l&#8217;ingresso della via &#8220;Carraia&#8221; che permetteva il trasporto dei prodotti delle campagne (verzure) dentro il borgo. I suoi colori sono il blu e il giallo. Non si consideri oziosa questa disgressione sui tre rioni perché è l&#8217;humus di tutto quello che succede nella manifestazione estiva in cui ci si aggiudica il Palio e la Castellana.</p>
<p>E&#8217; una gara in tutti i sensi, un torneo &#8220;all&#8217;ultimo colpo&#8221;, giocato con prove di destrezza e abilità, rappresentazioni teatrali, bandi di sfida. E anche con leccornie gastronomiche perché ogni rione installa la sua taverna e fa a gara nel soddisfare al meglio i palati dei visitatori.</p>
<p>In realtà è una sfida che dura tutto l&#8217;anno, fatta di sfottò per chi ha perso e di critiche e gelosie per chi ha dominato. Come in un alveare, il ronzio sotterraneo per ideare nuovi spettacoli dura tutto l&#8217;inverno e la primavera. Non mancano tentativi di spionaggio e di depistamento. Custoditi gelosamente, i nuovi progetti mettono in moto sarte, artigiani, attori, musici, ballerini. Si prova di notte, di nascosto, in luoghi protetti. Come è costume dei piccoli borghi, non si disdegna il sarcasmo e la maldicenza. Sono armi anche queste, benché improprie. Poi arriva finalmente la penultima settimana d&#8217;agosto e Montone diventa un&#8217;immensa quinta teatrale attraversata da migliaia di persone che vengono ad assistere agli spettacoli. Il primo è il Bando di sfida, poi la Stornellata e i Giochi di bandiera. Ogni rione gioca le sue carte al meglio. A giudizio della giuria, il vincitore si aggiudicherà il Palio e farà interpretare alla sua Castellana il ruolo di Margherita Maltatesta, moglie del conte Carlo, nel sontuoso corteo storico finale.</p>
<p>Benché suscettibile di miglioramenti, questa manifestazione è ormai a livello delle celebrazioni più affascinanti di tutta l&#8217;Umbria. Primo, perché è autentica e vissuta come riscoperta delle proprie radici; secondo, perché è cresciuta di qualità e non si limita a un&#8217;immagine medievale &#8220;da presepio&#8221;, ferma e stantia, ma produce veri e propri spettacoli e macchine teatrali. E poi è un&#8217;occasione turistica e gastronomica assolutamente imperdibile.</p>
<p>Non ci resta quindi che un augurio: che la settimana montonese possa decollare sulla scena nazionale con un coordinamento più snello e intelligente, una sponsorizzazione pubblico-privata, una promozione d&#8217;immagine più efficace, perché è un biglietto da visita davvero prezioso e sono rari i luoghi come Montone che assommano alla bellezza del clima e della natura il fascino di una storia magnifica e irripetibile. Anzi, sono rarissimi.</p>
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		<title>Monte Santa Maria Tiberina</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 15:24:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Monte Santa Maria Tiberina fu certamente un villaggio etrusco situato alla destra del Tevere in posizione avanzata per scambi commerciali con i vicini Umbri.
Il paese che mantiene intatto il suo tessuto urbanistico medievale si trova in ridente posizione panoramica da dove si gode una vista indimenticabile su tutta la Valle.
A partire dal secolo XI fu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1161" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/panorama-msm-tiberina.jpg" alt="" width="397" height="232" /></p>
<p>Monte Santa Maria Tiberina fu certamente un villaggio etrusco situato alla destra del Tevere in posizione avanzata per scambi commerciali con i vicini Umbri.</p>
<p>Il paese che mantiene intatto il suo tessuto urbanistico medievale si trova in ridente posizione panoramica da dove si gode una vista indimenticabile su tutta la Valle.</p>
<p><img class="alignleft size-full  wp-image-1162" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/scorcio-msm-tiberina.jpg" alt="" width="220" height="293" />A partire dal secolo XI fu feudo dei Marchesi del Monte discendenti di quei Marchesi del Colle che venuti in Italia al seguito dei Franchi conquistarono gran parte dell&#8217;Alta Valle del Tevere costruendo rocche e castelli in diversi punti strategici.</p>
<p>Dopo la distruzione del Castello avvenuta nel 1198 per dissidi con Innocenzo III i Marchesi lo ricostruirono subito dopo legando strettamente la loro storia a quella del Monte S. Maria Tiberina. Essi infatti con abile politica ottennero da papi ed imperatori concessioni e privilegi riuscendo a mantenersi indipendenti e ben saldi al potere ricoprendo spesso importanti cariche pubbliche nelle città vicine. Sembra che in questo periodo il Monte S. Maria Tiberina in base a tali permessi fosse libero di dichiarare guerra e di battere moneta e che ospitasse uno dei tre campi franchi esistenti in Europa dove si potevano svolgere liberamente duelli all&#8217;ultimo sangue.</p>
<p>Il marchesato fu retto dai discendenti dei diversi rami della Famiglia fino al 1815 allorquando il Duca Ferdinando di Toscana se ne impossessò interrompendo il millenario dominio dei Bourbon del Monte.</p>
<p>Nel 1859 entrò a far parte del Regno d&#8217;Italia. Per una visita al borgo, entrando da porta S. Maria, si sale per la vecchia scalinata fino a raggiungere una suggestiva piazzetta dalla quale si può godere uno splendido panorama; passato un arco di origine medievale, una volta ingresso del castello, si arriva<img class="alignright size-full  wp-image-1163" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/scorcio2-msm-tiberina.jpg" alt="" width="300" height="222" /> nella piazza con l&#8217;antica Pieve. Sorta attorno all&#8217;anno mille, conserva un fonte battesimale di forma ottagonale in pietra, i resti di due sarcofagi e la cappella della famiglia dei Bourbon del Monte con una splendida cancellata in ferro battuto. Usciti dalla chiesa, sulla destra, troviamo il Palazzo Boncompagni Ludovisi, un tempo dimora dei Bourbon, sorto sull&#8217;antico castello (seconda metà del secolo XIII) che conserva un bella serie di merli quelfi; di fronte il grande palazzo marchionale edificato intorno al 1400 e restaurato nei primi del &#8216;600 con la torre medievale ed un bel portale cinquecentesco a fianco del quale si può scoprire la buca delle lettere anonime. Visite nelle vicinanze possono essere effettuate al Castello di Lippiano, antico maniero ancora ben conservato, al borgo di Gioello, all&#8217;Abbazia Benedettina di Marzana di antichissime origini ed alla trecentesca Torre, importante punto di avvisamento, a Marcignano e la caratteristica Chiesa di Prine. Ancora più distante è il Monte Favalto che si raggiunge attraversando secolari boschi di querce e di castagni.</p>
<p>Da ricordare, in una località alle porte del paese, il Campo Franco dove si potevano effettuare duelli all&#8217;ultimo sangue per risolvere questioni d&#8217;onore, senza essere scomunicati dalla chiesa.</p>
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		<title>Lisciano Niccone</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 15:18:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Posto sulle pendici del Monte Castiglione, alla destra della Valle del torrente  Niccone, in posizione strategica per il controllo viario tra la valle del Tevere, il Trasimeno e la Val di Chiana, Lisciano Niccone ha origini antichissime  riconducibili agli Etruschi, come testimoniano l&#8217;ipogeo rinvenuto in loc. Villa Sagraia ed il Villaggio fortificato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1157" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/lisciano-niccone.jpg" alt="" width="332" height="290" />Posto sulle pendici del Monte Castiglione, alla destra della Valle del torrente  Niccone, in posizione strategica per il controllo viario tra la valle del Tevere, il Trasimeno e la Val di Chiana, Lisciano Niccone ha origini antichissime  riconducibili agli Etruschi, come testimoniano l&#8217;ipogeo rinvenuto in loc. Villa Sagraia ed il Villaggio fortificato di Bellona, sul monte Murlo.</p>
<p>Dopo la battaglia del Trasimeno, nel 217 a.C., il territorio fu messo a ferro e fuoco dalle truppe di Annibale, probabilmente per rappresaglia contro gli abitanti che avevano soccorso i soldati romani scampati alla battaglia. Verosimilmente Lisciano deve il suo nome ad un Lisus, o Licius, che qui ebbe possedimenti nel periodo romano, accomunata poi al nome del torrente (Niccone) che scorre vicino alla cittadina.</p>
<p>Nel periodo bizantino Lisciano, insieme ad altri castelli, i cui resti suffragano questa tesi, ebbe notevole importanza  poiché il suo castello costituiva uno dei perni difensivi che consentivano il controllo delle vie di comunicazione Bizantine tra Roma e Ravenna. Nel 1202 il Castello di Lisciano, governato dai marchesi Del Monte, si pose sotto la protezione di Perugia condividendone da quel momento le vicende. Passato per breve sotto il dominio di Casali di Cortona , nel 1479 tornò sotto il governo della Chiesa fino al 1861, anno in cui entrò a far pate del Regno d&#8217;Italia.</p>
<p><strong>Da vedere</strong></p>
<p>I resti del castello di Lisciano; posizionato sulla cima della collina che sovrasta Lisciano Niccone da Est, ha origini molto antiche.</p>
<p>La costruzione del castello risale al IX-X secolo d.c., appartenuto inizialmente ai marchesi del monte nel 1479 passò sotto il governo pontificio e vi restò fino a quando non fu unito al regno d&#8217;Italia nel 1861. Del vecchio castello oggi non restano che alcuni ruderi capaci tuttavia di testimoniare  l&#8217;imponente mole della costruzione.<img class="alignright size-full wp-image-1158" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/lisciano_castello.gif" alt="" width="227" height="421" /></p>
<p>Fuori dal borgho a circa cinque chilometri in Val Rosa, la chiesa di  San Niccolò dove, nell&#8217;XI sec., risiedette San Pier Damiani. Al suo interno custodisce una Pala d&#8217;altare, opera di Eusebio da San Giorgio (1465-1540). Da vedere, inoltre, lo stupendo ambiente naturale da dove si può godere la vista del lago Trasimeno e fare escursioni nei boschi. A Montecastiglione (800m s.l.m.), prospicente il lago, un bel parco attrezzato, con otto ettari di pineta, consente di trascorrere piacevoli ore a contatto con la natura.</p>
<p><strong>Feste e manifestazioni</strong></p>
<p>Religiose: 21 marzo, “Festa del patrono San Benedetto”; 8 dicembre “Festa della Madonna Immacolata”, co- padrona  di Lisciano.</p>
<p>Tradizionali: il piatto tipico di Lisciano Niccone sono i Bringoli, una sorta di grosso spaghetto che si ottiene lavorando acqua e farina; proprio a questo piatto di origine contadina Lisciano Niccone dedica da più di 30 anni la sagra paesana che si svolge nel mese di  luglio, la  “Sagra dei Bringoli”, viene organizzata ogni anno dalla pro-loco del paese ed è caratterizzata da incontri teatrali, musicali e sportivi.</p>
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		<title>Citerna</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 11:10:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Posta alla confluenza del torrente Sovara, al confine con la Toscana, in un paesaggio verdeggiante, la cittadina fu fondata dagli Umbri a cui subentrarono, poi, gli Etruschi. Anticamente conosciuta con il nome di Monte Albano, la cittadina assunse l’attuale nome nel X-XI sec., probabilmente con l’edificazione del castello, per la presenza di serbatoi idrici (Cisterne=Citerna) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1150" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/citerna3.jpg" alt="" width="263" height="191" />Posta alla confluenza del torrente Sovara, al confine con la Toscana, in un paesaggio verdeggiante, la cittadina fu fondata dagli Umbri a cui subentrarono, poi, gli Etruschi. Anticamente conosciuta con il nome di Monte Albano, la cittadina assunse l’attuale nome nel X-XI sec., probabilmente con l’edificazione del castello, per la presenza di serbatoi idrici (Cisterne=Citerna) esistenti sul luogo dove questi fu costruito.<img class="alignright size-full wp-image-1152" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/citerna5.jpg" alt="" width="160" height="213" /></p>
<p>Il territorio citernese fu densamente popolato anche in età romana come è attestato dai ritrovamenti (fittili, monete) rinvenuti tra Sanfista e Pistrino.</p>
<p>Sopravvissuta al crollo dell’Impero Romano, nel VII sec, Citerna fu insediamento Longobardo e, dopo la sconfitta di questi ad opera dei Franchi, divenne dominio dei marchesi di Monte Santa Maria Tiberina e dei signori delluogo: i Da Citerna vassalli già nell’XI sec. dei marchesi di Monte Santa Maria Tiberina. Ai Da Citerna, nei secoli XI e XII, si unirono nel governo del territorio citernese i Da Montauto (Longobardi di Galbino), che governarono insieme fino a 1221, anno in cui Citerna si sottomise a Città di Castello.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1153 alignleft" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/citerna6.jpg" alt="" width="160" height="200" />Nel 1310 fu sottomessa alla potente famiglia dei Tarlati di Pietramala, rimanendovi fino al 1340, poi, assieme a Città di Castello richiese la protezione dei Perugini. In seguito fu di nuovo assoggettata ai Pietramala, poi ai Malatesta e nel 1463 fu ceduta al pontefice Sigismondo Pandolfo Malatesta.<img class="alignright size-full wp-image-1151" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/citerna2.jpg" alt="" width="263" height="198" /></p>
<p>Agli inizi del 1500 fu data in vicariato alla famiglia Vitelli di Città di Castello ( vi morì Alessandro nel quattrocentesco palazzo di famiglia) che, con alterne vicende e dopo averla arricchita di monumenti ed opere d’arte, la tenne fino alla fine del sec. XVI, passando poi definitivamente allo Stato della Chiesa.</p>
<p>Nel 1849 Citerna ospitò Giuseppe Garibaldi, che qui fissò il suo quartier generale (mentre si ritirava verso ravenna dopo la caduta della Repubblica Romana) presso il convento dei Cappuccini. Nel 1860, prima fra tutte le cittadine umbre, entrò a far parte del Regno d’Italia.</p>
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		<title>Bevagna</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 09:40:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
Posta a 35 Km. da Perugia e 148 da Roma, Bevagna è decentrata rispetto alla odierna Via Flaminia.
Collegata ai vicini centri di Foligno e Todi, alla città si può giungere scegliendo, come percorso alternativo di notevole interesse, quello che collega Perugia a Spoleto, attraversando il territorio di Bettona e Montefalco.
La cinta muraria, ricca di torri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-full wp-image-1139" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/bevagna-paesaggio.jpg" alt="" width="370" height="222" /></p>
<p>Posta a 35 Km. da Perugia e 148 da Roma, Bevagna è decentrata rispetto alla odierna Via Flaminia.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1140" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/bevagna1.jpg" alt="" width="200" height="160" />Collegata ai vicini centri di Foligno e Todi, alla città si può giungere scegliendo, come percorso alternativo di notevole interesse, quello che collega Perugia a Spoleto, attraversando il territorio di Bettona e Montefalco.<img class="alignright size-full wp-image-1141" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/bevagna2.jpg" alt="" width="200" height="150" /></p>
<p>La cinta muraria, ricca di torri e bastioni, e interrotta da porte medievali e da varchi più recenti che permettono l&#8217;ingresso al centra storico.</p>
<p>Al suo interno, nonostante interventi successivi, l&#8217;aspetto predominante di Bevagna è quello di una città medievale, dove è ancora viva la tradizione artigiana con le botteghe che si aprono sulle caratteristiche viuzze, i monumenti e, sopratutto, la splendida piazza, molto articolata, che concentra in se i principali edifici religiosi e civili <img class="alignleft size-full wp-image-1142" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/bevagna3.jpg" alt="" width="200" height="133" />come il Mercato delle Gaite.</p>
<p>Fregi e colonne romane rendono più pregevole la città, che custodisce all&#8217;interno, le testimonianze della sua storia.<img class="alignright size-full wp-image-1143" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/bevagna4.jpg" alt="" width="136" height="133" /></p>
<p>L&#8217;abitato dell&#8217;antica Mevania romana  coincide, infatti, quasi per intero, con la città medievale e moderna, come testimoniano i tratti di cinta muraria che affiorano sotto quella medievale, la disposizione a reticolo delle vie che si affacciano su corso Amendola, e l&#8217;andamento semicircolare che assume la zona dove un tempo sorgeva il teatro.</p>
<p>In epoca più recente la sviluppo urbanistico si e esteso fuori le mura, dove un tempo era ubicata parte della città romana, di cui sono stati trovati importanti rinvenimenti.</p>
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		<title>Bettona</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 09:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La città sorge su una &#8220;terrazza naturale&#8221;, che domina la Valle Umbra percorsa dai fiumi Chiascio e Topino e permette di vedere Assisi, Spello, Santa Maria degli Angeli, Cannara, Bevagna, Bastia, Torgiano e Perugia. Giustamente fu scelta dagli Etruschi per costruire una città: Vettona, di cui numerosi reperti archeologici, fra le quali le mura urbiche, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1130" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/PortaUrbica.jpg" alt="" width="240" height="158" />La città sorge su una &#8220;terrazza naturale&#8221;, che domina la Valle Umbra percorsa dai fiumi Chiascio e Topino e permette di vedere Assisi, Spello, Santa Maria degli Angeli, <img class="size-full wp-image-1131 alignright" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/PortaUrbica2.jpg" alt="" width="130" height="166" />Cannara, Bevagna, Bastia, Torgiano e Perugia. Giustamente fu scelta dagli Etruschi per costruire una città: Vettona, di cui numerosi reperti archeologici, fra le quali le mura urbiche, testimoniano ancora oggi l&#8217;insediamento originario.</p>
<p>In epoca romana fu dapprima colonia e poi Municipium, ascritta insieme ai Tuderti (Todi) alla Tribù Clustumina, mantenne la sua importanza socio-economica.<br />
Nel I sec. d.C. fu evangelizzata per opera di San Crispolto, primo vescovo bettonese, poi martirizzato. Con la caduta dell&#8217;Impero Romano, nel VI sec. d.C., anche Bettona, come buona parte dell&#8217;Italia fu devastata dalle orde barbariche: dai Goti di Totila e poi sotto il dominio bizantino e longobardo.</p>
<p>Nel Medioevo, libero comune, fu teatro di furibonde lotte tra guelfi e ghibellini e, nel 1352, dopo un&#8217;eroica quanto vana resistenza, fu conquistata dai Perugini che la rasero al suolo.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-1129" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/MuraEtrusche.jpg" alt="" width="108" height="136" />Ricostruita nel 1367 per voler del cardinale Egidio Albornoz, passò sotto il dominio dei Baglioni e nel 1648 sotto quello pontificio fino al 1860, anno in cui fu annessa al Regno d&#8217;Italia.</p>
<p>Quello che colpisce, prima di entrare in città, sono le imponenti mura etrusche, ancora integre per buona parte, con le antiche porte di Santa Caterina, a nord; Pustierle ad ovest; di Quattro Porte a sud; di San Crispolto ad est.<img class="alignright size-full wp-image-1147" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/SanCrispolto.jpg" alt="" width="155" height="202" /><br />
Man mano che si procede verso il centro storico non si può non ammirare l&#8217;architettura civile delle case trecentesche e cinquecentesche che compongono l&#8217;abitato, fino ad arrivare in Piazza Cavour e Piazza Garibaldi su cui si affacciano importanti edifici: il Palazzo Comunale, del XVI sec. (più volte rimaneggiato nel corso dei secoli), che custodisce nella Sala Consiliare un Coro ligneo cinquecentesco (proveniente dalla chiesa di S. Antonio) e acluni dipinti del XVI e XVII sec..</p>
<p>Sulla destra i Palazzi Baglioni e Biancalana.</p>
<p>Il Palazzo Biancalana, costruito nella prima metà del XIX sec. da Francesco Biancalana, possiede dei bellissimi soffitti lignei.<br />
Nelle vicinanze il Palazzo del Podestà, del XIII sec., sede della Pinacoteca Comunale (con opere di Taddeo Gaddi; un &#8220;Gonfalone&#8221; del Perugino, uno &#8220;Stendardo&#8221; di Garibaldi da vedere il bel campanile cuspidato (del XIII sec.); un Organo del 1564 del cortonese Cianciulla Romani; il busto, in rame, del XVIII sec. del Santo titolare (le cui spoglie sono qui custodite) e vicino la chiesa un bel Chiostro che conserva due immagini di &#8220;Madonna con Bambino&#8221; del XVI sec..Sempre all&#8217;interno di Bettona vi è la chiesa della Compagnia della Morte, con una voltaricca di affreschi del 1806, opera di G. Barbaclori.</p>
<p><em>Qualche notizia in più&#8230;</em><img class="alignleft size-full wp-image-1132" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/SanCrispolto.gif" alt="" width="150" height="151" /></p>
<p>San Crispolto è il protettore di Bettona.<img class="alignright size-full wp-image-1133" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/Stemma.jpg" alt="" width="118" height="176" /><br />
Generalmente viene rappresentato con i simboli vescovili (mitria e pastorale) e del martirio (la sega).<br />
Inviato in Italia dall&#8217;apostolo Pietro, sotto l&#8217;imperatore Massimiano venne arrestato, torturato, gettato in una fornace, flagellato e poi addirittura segato.<br />
Sul luogo del martirio, nei pressi della Badia, sarebbe stata edficata una basilica in suo onore.<br />
Nello stemma di Bettona figura una piantina con foglie ovali. E&#8217; la Betonica officinalis che, secondo una etimologia popolare, darebbe il nome alla città.<br />
Utile in molte malattie e assai diffusa in Italia, ha generato due modi di dire: &#8220;avere più virtù della betonica&#8221; e &#8220;conosciuto più della betonica&#8221;.</p>
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		<title>Amelia</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 09:07:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Amelia, detta dagli antichi “Ameria”, antichissima città dell’Umbria, vede la sua origine, secondo Plinio il Vecchio, circa trecentocinquanta anni prima della fondazione di Roma.
A testimonianza dell’importanza assunta nell’antichità dalla Città, maestosa si erge la cinta muraria, eretta probabilmente da esperti costruttori locali utilizzando tecniche edili ben note all’epoca, piuttosto che da antichi e possenti uomini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1123 alignleft" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/amelia.jpg" alt="" width="271" height="176" />Amelia, detta dagli antichi “Ameria”, antichissima città dell’Umbria, vede la sua origine, secondo Plinio il Vecchio, circa trecentocinquanta anni prima della fondazione di Roma.</p>
<p>A testimonianza dell’importanza assunta nell’antichità dalla Città, maestosa si erge la cinta muraria, eretta probabilmente da esperti costruttori locali utilizzando tecniche edili ben note all’epoca, piuttosto che da antichi e possenti uomini leggendari. Venne certo individuata come municipio Romano dalla Lex Julia del 900 a.c. Fiorente centro commerciale di epoca imperiale, costruì nei pressi di Orte un importante porto fluviale sul Tevere, che la collegava con Roma. Numerose sono le testimonianze presenti all’epoca romana, tra le più importanti la statua bronzea di Germanico, condottiero romano figlio di Druso Maggiore, rinvenuta nell’anno 1963, poco fuori dalla cinta murarie della Città e conservata nel nuovo Museo Archeologico; le Cisterne, costituite da dieci sotterranei per la “conserva d’acqua” dell’intero abitato (II sec.), rese visitabili dopo un attento restauro.<img class="alignright size-full wp-image-1124" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/06/amelia2.jpg" alt="" width="147" height="195" /></p>
<p>Alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, (476), Amelia subì le invasioni barbariche e i conseguenti saccheggi. Già intorno all’anno 1000, divenne Comune con un assetto sociale avanzato. Nell’Archivio Storico Comunale, sono conservati documenti (Statuti e Riformanze) che ci testimoniano la vita comunale dal XIII sec in poi. A simbolo della libertà acquisita, è presente ancor oggi la “Torre Civica” che domina la città. La leggenda vuole che Federico Barbarossa, irritato contro le città umbre che lo avevano sconfitto, strinse d’assedio AMELIA che si arrese dopo dodici giorni; in realtà si deve ritenere che l’evento documentato non sia riferito al XII sec., ma piuttosto al 1240 ed il protagonista fosse Federico II.</p>
<p>Il 22 Luglio 1330 viene promulgato uno statuto del Popolo completato dall’altro del 1346, esaminati entrambe dal Cardinale Guerriero E. Albornoz. Entrata a far parte del patrimonio di Pietro dello Stato della Chiesa ne segue le vicende. Amelia ha consegnato alla storia numerosi personaggi famosi tra cui Sesto Roscio Amerino e i discendenti dei nobili casati: Venturelli, Nacci, Farrattini, Petrignani, Cansacchi, Mandosi e Geraldini, che ha dato i natali a Mons. Alessandro, il quale con il suo intervento consentì la scoperta del nuovo mondo a Cristoforo Colombo e fu il primo Vescovo residente in America.</p>
<p>Per gentile concessione di “dall’antica e nobile città… Gruppo Armata Medievale città di Amelia”</p>
<p>info: umbropas@hotmail.com</p>
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