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	<title>Città del Tevere &#187; I nomi raccontano</title>
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	<description>Il nostro territorio in un click</description>
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		<title>Vincenzo Maniconi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 14:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[I nomi raccontano]]></category>

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		<description><![CDATA[

E&#8217; il 14 giugno del 1859. Ottocento giovani perugini sono già partiti per il Nord, volontari nella guerra d&#8217;indipendenza. Alle undici di mattina, &#8220;tra le acclamazioni della folla che gremiva il Corso&#8221;, un gruppo di liberali &#8220;s&#8217;inoltrarono decisamente nel palazzo dei Priori&#8221; per comunicare al delegato apostolico &#8220;che Perugia voleva essere una città italiana e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-full wp-image-589 aligncenter" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Vincenzo-Maniconi.jpg" alt="" width="400" height="276" /></p>
<p style="text-align: left">
<p>E&#8217; il 14 giugno del 1859. Ottocento giovani perugini sono già partiti per il Nord, volontari nella guerra d&#8217;indipendenza. Alle undici di mattina, &#8220;tra le acclamazioni della folla che gremiva il Corso&#8221;, un gruppo di liberali &#8220;s&#8217;inoltrarono decisamente nel palazzo dei Priori&#8221; per comunicare al delegato apostolico &#8220;che Perugia voleva essere una città italiana e che si sarebbe staccata dal Papa qualora questi non intendesse aiutare Vittorio Emanuele e Napoleone a cacciare gli austriaci dalla penisola&#8221; (Uguccione Ranieri, Perugia della bell&#8217;epoca).</p>
<p>Il delegato apostolico lascia la città, senza colpo ferire. Arrivata la notizia a Roma, il segretario di stato cardinale Antonelli ordina alle truppe svizzere, duemila uomini al comando del colonnello Schmidt, di marciare su Perugia. Ci vogliono cinque giorni di marcia. I soldati papalini si fermano a Narni: &#8220;nelle osterie si erano mostrati allegrissimi alla notizia che Perugia, anziché arrendersi, si preparava a difesa. Schmidt infatti per incoraggiare i suoi a marciare aveva promesso&#8230; il saccheggio della città.</p>
<p>I mercenari discutevano addirittura della lunghezza del periodo di saccheggio&#8230; e ai narnesi esterrefatti spiegavano:</p>
<p>&#8220;A Perugia stare tutti priganti&#8221; (Ranieri). Arrivano a Perugia la mattina del 20 giugno. Gli insorti sono poco più di un migliaio, hanno archibugi da caccia e 400 fucili, in parte inservibili, arrivati da Arezzo (Perugia è una città di confine, accanto alla liberale Toscana). Resistono sulle mura e sulle porte, poi nelle strade strette, nelle case, sui tetti. Ci sono i primi morti. Il contingente pontificio infine entra in città, &#8220;inferocito per la imprevista resistenza dei perugini e imbaldanzito dalla vittoria&#8221; (Luciano Radi, 20 giugno 1859).</p>
<p>Piove furiosamente, le strade sono deserte, c&#8217;è il rischio dei cecchini; i saccheggiatori hanno fretta. I soldati del Papa irrompono nel Monastero di San Pietro, non trovano bottino e si sfogano devastando l&#8217;archivio e la biblioteca. Invadono i negozi e le case, la gente gli tira tegole dei tetti e qualche colpo di fucile, loro sparano indiscriminatamente alle finestre, ci sono altri morti e feriti, &#8220;per lo più donne&#8221;.</p>
<p>&#8220;I soldati cominciarono ad assaltare i portoni delle case rimasti chiusi ed, entrati, fecero scempio di cose e persone. Alcuni che coraggiosamente si opposero alle rapine degli oggetti più preziosi e cari, furono selvaggiamente aggrediti ed uccisi. Visto che i negozi degli artigiani e dei commercianti non erano in grado di arricchire il loro bottino, passarono ad incendiarli. Fu il finimondo&#8221;.</p>
<p>Un episodio fra tanti: &#8220;la casa del fabbro Mauro Passerini, cittadino di eccellente reputazione, fu saccheggiata, e Passerini stesso e sua moglie Carolina, furono barbaramente assassinati, come pure Candida, cognata del Passerini, che abitava là vicino&#8221; (H. Nelson Gay, in Archivio Storico del Risorgimento Umbro, 1907). L&#8217;ambasciatore degli Stati Uniti in Vaticano, Stockton, scrisse al suo governo: &#8220;Una soldatesca brutale e mercenaria fu sguinzagliata contro gli abitanti che non facevano resistenza; quando fu finito quel poco di resistenza che era stata fatta, persone inermi e indifese, senza riguardo a età o sesso, furono, violando l&#8217;uso delle nazioni civili, fucilate a sangue freddo&#8221;.</p>
<p>Il cappellano delle truppe pontificie riferì &#8220;con entusiasmo&#8221; che &#8220;i nostri soldati massacravano quanto trovavano in queste case&#8221;. Giuseppe Porta, segretario del comune, va per negoziare sventolando una bandiera bianca, ed è abbattuto a fucilate. Alla fine, il conto dei cittadini uccisi è di ventisei. I feriti sono innumerevoli, i danni incalcolabili. &#8220;Il sentimento [del cardinale] Antonelli alla prima notizia della repressione dell&#8217;incipiente rivoluzione in Perugia, era stato di pura e semplice contentezza. Il Papa, &#8216;onde manifestare la somma sua soddisfazione&#8217; aveva immediatamente promosso il colonnello Schmidt, che comandava gli svizzeri pontifici vincitori, al grado di generale di brigata&#8221; (Nelson Gay).</p>
<p><em>Tratto da &#8220;Il Manifesto&#8221; 6 gennaio 2001</em></p>
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		<title>Piazza Bruno Buozzi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 14:52:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[I nomi raccontano]]></category>

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		<description><![CDATA[Bruno Buozzi era nato il 31 gennaio 1881 a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara.
Rimasto orfano, a dieci anni aveva iniziato a lavorare per sostenere la famiglia ed a quindici si era trasferito a Milano, assunto come aggiustatore meccanico alla Magneti Marelli.
Dieci-dodici ore in fabbrica, e le notti passate sui libri per recuperare il tempo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-585" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Buozzi.jpg" alt="" width="199" height="333" />Bruno Buozzi era nato il 31 gennaio 1881 a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara.</p>
<p>Rimasto orfano, a dieci anni aveva iniziato a lavorare per sostenere la famiglia ed a quindici si era trasferito a Milano, assunto come aggiustatore meccanico alla Magneti Marelli.</p>
<p>Dieci-dodici ore in fabbrica, e le notti passate sui libri per recuperare il tempo e l’istruzione perdute.</p>
<p>Iscrittosi al sindacato degli operai metallurgici ed al Partito socialista nel 1905, inizia la sua carriera come insegnante e poi come dirigente delle rappresentanze sindacali. «Della schiera degli organizzatori sindacali di prima del fascismo, Buozzi &#8211; scriverà nel 1955, con un linguaggio forse un po’ datato ma efficace, lo storico e dirigente del movimento sindacale Fernando Santi &#8211; è indubbiamente quello che più di ogni altro rappresenta il tipo dell’operaio italiano dei primi anni del secolo: l’operaio metallurgico. Intelligente, umano, orgoglioso della sua dignità professionale; che sta a testa alta davanti al padrone, rispettato e rispettoso, che legge l’Origine della specie e frequenta l’Università popolare&#8230; L’operaio socialista, cosciente di essere il protagonista di una nuova storia che incomincia, e che incomincia da lui, operaio metallurgico».</p>
<p>Minacciato dal fascismo ormai trionfante, nel 1926 Buozzi fu costretto a riparare in Francia, seguito dalla famiglia. Arrestato a Parigi nel 1941 dai tedeschi, inviato al confino in Italia, scriverà altre pagine importanti del libero e rinascente sindacalismo prima di quella tragica notte del 4 giugno 1944.</p>
<p><strong>La Tragedia di Bruno Buozzi</strong></p>
<p>Quei primi passi di un grande leader</p>
<p>La notte fra il 3 ed il 4 giugno 1944, sessant’anni fa. Le truppe alleate sono ormai alle porte di Roma, che i tedeschi stanno precipitosamente abbandonando.</p>
<p>Dal famigerato carcere di via Tasso &#8211; luogo di abiezione e di torture indicibili &#8211; le SS prelevano 37 detenuti, e le caricano su un autocarro militare. Non tutte: il cassone è troppo angusto, impossibile sistemarli tutti.</p>
<p>Qualcuno rimane a terra, e ringrazierà per tutta la vita il caso che lo baciato in quegli attimi fatali; tra chi rimane a bordo, avviato ad un tragico destino, c’è Bruno Buozzi.</p>
<p>L’autocarro si muove lentamente, ed imbocca la via Cassia, puntando verso nord. Pochi chilometri, e la strada è bloccata dalle colonne di mezzi militari. L’autocarro devia verso le campagne, e si ferma accanto ad un casolare, in località La Storta, tenuta Grazioli, decimo chilometro della Cassia. I detenuti vengono fatti scendere ed ammassati in un fienile. Passano ore interminabili. All’alba del 4 giugno, le SS spingono i prigionieri in una valletta.</p>
<p>Qualche contadino li vede, spintonati a pugni e calci dai tedeschi. Poi si odono raffiche di armi automatiche.</p>
<p>Tre giorni dopo, in quella valletta in località La Storta, verranno ritrovati quattordici cadaveri orrendamente sfigurati. Tra quei corpi, c’è quello di Bruno Buozzi.</p>
<p>Per molti vigevanesi (le giovani generazioni, soprattutto) Buozzi è soltanto un nome, la strada del centro storico che da piazza Sant’Ambrogio va verso viale Mazzini.</p>
<p>Ma dietro quel nome c’è una delle figure più nobili ed importanti del sindacalismo italiano della prima metà del Novecento, segretario generale della Fiom (allora Federazione degli operai metallurgici) dal 1911 al 1925, poi segretario generale della Cgl negli anni durissimi dell’avvento e del consolidamenti del fascismo. Con un legame particolare con Vigevano: per due anni, tra il 1909 ed il 1911, insegnò all’Istituto Roncalli; e durante quel periodo conobbe Rina Gaggianese, giovane sarta, che sposerà nel 1912.</p>
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		<title>Via Leonida Mastrodicasa</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 14:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[I nomi raccontano]]></category>

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		<description><![CDATA[Foto segnaletica di Leonida Mastrodicasa
Organizzato dall’Associazione Insieme di Villa Pitignano (Pg), con la collaborazione del Comune di Perugia, dell’ISUC, del Circolo anarchico umbro sana utopia, l’1 e 2 giugno scorsi a Ponte Felcino (frazione di Perugia) si è svolto il convegno sul tema “Leonida Mastrodicasa, un anarchico per la libertà dei popoli d’Europa”. La conferenza-dibattito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-full wp-image-576" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Leonida-Mastrodicasa.jpg" alt="" width="261" height="350" />Foto segnaletica di Leonida Mastrodicasa</em></p>
<p>Organizzato dall’Associazione Insieme di Villa Pitignano (Pg), con la collaborazione del Comune di Perugia, dell’ISUC, del Circolo anarchico umbro sana utopia, l’1 e 2 giugno scorsi a Ponte Felcino (frazione di Perugia) si è svolto il convegno sul tema “Leonida Mastrodicasa, un anarchico per la libertà dei popoli d’Europa”. La conferenza-dibattito sul tema proposto ha caratterizzato la prima giornata. Eros Francescangeli e Luigi Di Lembo hanno aperto la discussione con le rispettive relazioni. Il primo ha esposto in modo discorsivo, rigoroso ed appassionante insieme, aspetti particolarmente significativi della vita e della personalità dell’anarchico perugino, il secondo ha tracciato a grandi linee la storia del movimento anarchico italiano fra le due guerre mondiali, le vicende degli anarchici fuoriusciti in Francia durante la dittatura fascista, gli avvenimenti legati alla Rivoluzione spagnola del 1936, evidenziando nell’ampio contesto la presenza e l’operato di Mastrodicasa. Durante la seconda giornata sono stati proiettati i film Spagna 1936 e Terra e libertà di Ken Loach. In mostra durante tutta la manifestazione fotografie, schede esplicative, documenti d’archivio, inerenti i temi espressi dal convegno.</p>
<p>È emersa in tal modo nella sua complessità l’interessante figura di Leonida Mastrodicasa, poco conosciuto ai più, anche agli stessi abitanti di Ponte Felcino, nonostante la strada principale del luogo sia intitolata a lui. Tenace sostenitore e diffusore degli ideali anarchici, fu arrestato per la prima volta in seguito ad agitazioni popolari a Perugia nel 1906. Fu più volte disertore per sfuggire al servizio di leva, alla guerra di Libia ed alla prima guerra mondiale. Sostenne questo tipo di scelta nell’ambito dell’antimilitarismo anarchico insieme a Bruno Misefari e Renzo Novatore. Si rifugiò in Svizzera nel 1911. Trasferitosi dopo qualche anno a Ginevra, militò nel gruppo animato da Luigi Bertoni, iniziando una collaborazione al Risveglio che durò per più di quindici anni.</p>
<p>Espulso dalla Svizzera nel 1919 in seguito ai “fatti di Zurigo”, tornò a Perugia, dove si distinse nella lotta al fascismo fin dalle prime incursioni squadriste. Fu costretto nel 1921 a lasciare ancora il paese natio, per sottrarsi alle persecuzioni poliziesche. Nel 1927 si trasferì clandestinamente in Francia, dove partecipò al movimento degli anarchici fuoriusciti, risultando “uno dei cardini di tutte le strutture organizzative libertarie”. Collaborò a Lotta Umana, a Fede, diretto da Gozzoli; diresse Lotta Anarchica, poi Lotte Sociali, quale esponente della tendenza organizzatrice.</p>
<p>Collaborò anche a Studi Sociali di Montevideo. I suoi articoli, a volte di carattere polemico, altre volte teorico, spesso costituivano veri e propri documenti politici con analisi sulla situazione sociale e politica del momento, sull’orientamento degli altri raggruppamenti politici, con indicazioni sulle scelte ritenute opportune in campo anarchico. Usava firmare i suoi articoli con vari pseudonimi: Numitore, Felcino, Maniconi, Leo… Partecipò, durante la sua permanenza a tutti i più importanti convegni anarchici tenuti in terra francese.</p>
<p><a title="“Convegno d’Intesa”" href="http://www.cittadeltevere.it/convegno-intesa/">&#8220;Convegno d&#8217;Intesa&#8221;</a></p>
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		<title>La leggenda della Torre di Pretola</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 13:54:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[I nomi raccontano]]></category>

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		<description><![CDATA[La storia di un uomo che amava la tranquillità del fiume Tevere.
&#8230;la storia di un uomo di nome Montenero che molti anni fa abbandonò la città di Perugia e attraverso un sentiero arrivò ad un posto tranquillo dove stabilirsi e lavorare in pace.
Una volta arrivato sulle sponde del Tevere vide una Torre bellissima ed imponente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-567" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Torre-Pretola.jpg" alt="" width="292" height="410" />La storia di un uomo che amava la tranquillità del fiume Tevere.</p>
<p>&#8230;la storia di un uomo di nome Montenero che molti anni fa abbandonò la città di Perugia e attraverso un sentiero arrivò ad un posto tranquillo dove stabilirsi e lavorare in pace.</p>
<p>Una volta arrivato sulle sponde del Tevere vide una Torre bellissima ed imponente a fianco di un mulino ad acqua e decise che lì avrebbe passato il resto dei suoi giorni.</p>
<p>A Montenero piaceva ascoltare il rumore dell&#8217;acqua del Tevere, amava stare in solitudine e guardare le foglie degli alberi danzare al soffio del vento&#8230;</p>
<address><a title="“E’ un sogno!!!”" href="http://www.cittadeltevere.it/e-un-sogno/"><strong>&#8220;E&#8217; un sogno!!!&#8221;</strong></a></address>
<address><a title="Lo stupore di Montenero…" href="http://www.cittadeltevere.it/lo-stupore-di-montenero/"><strong>Lo stupore di Montenero&#8230;</strong></a></address>
<address><a title="La natura e il silenzio…" href="http://www.cittadeltevere.it/la-natura-e-il-silenzio/"><strong>La natura e il silenzio&#8230;</strong></a></address>
<address><a title="Il regalo per la Regina" href="http://www.cittadeltevere.it/il-regalo-per-la-regina/"><strong>Il regalo per la Regina</strong></a></address>
<address><a title="L’incontro con la Regina…" href="http://www.cittadeltevere.it/lincontro-con-la-regina/"><strong>L&#8217;incontro con la Regina&#8230;</strong></a></address>
<address><a title="La pace del fiume Tevere…" href="http://www.cittadeltevere.it/la-pace-del-fiume-tevere/"><strong>La pace del fiume Tevere&#8230;</strong></a></address>
<address><em>Realizzazione testo e immagini a cura dell&#8217;agenzia pubblicitaria T&amp;RB in occasione della prima edizione di &#8220;Percorsi verdi di Lettura&#8221;.</em></address>
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		<title>Arna</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 13:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La toponomastica è lo studio dei nomi dei luoghi detti toponimi.
È importante studiare i nomi dei luoghi perché, ogni nome non viene dato a caso, ma per precisi motivi&#8230;

ARNA: è una parola di origine etrusca che significa &#8220;corrente del fiume&#8221; perché la città sorgeva in mezzo a due fiumi: il Tevere e il Chiascio.
LIDARNO
 
SANT&#8217;EGIDIO
 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La toponomastica è lo studio dei nomi dei luoghi detti toponimi.</p>
<p>È importante studiare i nomi dei luoghi perché, ogni nome non viene dato a caso, ma per precisi motivi&#8230;</p>
<p style="text-align: center"><strong><img class="size-full wp-image-544 aligncenter" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Arna.jpg" alt="" width="439" height="298" /></strong></p>
<p style="text-align: left"><strong>ARNA</strong>: è una parola di origine etrusca che significa &#8220;corrente del fiume&#8221; perché la città sorgeva in mezzo a due fiumi: il Tevere e il Chiascio.</p>
<address><a title="Lidarno" href="http://www.cittadeltevere.it/lidarno/"><strong>LIDARNO</strong></a></address>
<address> </address>
<address><a title="Sant’Egidio" href="http://www.cittadeltevere.it/santegidio/"><strong>SANT&#8217;EGIDIO</strong></a></address>
<address> </address>
<address><a title="Civitella D’Arna" href="http://www.cittadeltevere.it/civitella-darna/"><strong>CIVITELLA D&#8217;ARNA</strong></a></address>
<address> </address>
<address><a title="Ripa" href="http://www.cittadeltevere.it/ripa/"><strong>RIPA</strong></a></address>
<address> </address>
<address><a title="Pilonico Paterno" href="http://www.cittadeltevere.it/pilonico-paterno/"><strong>PILONICO PATERNO</strong></a></address>
<address> </address>
<address><a title="Castel D’Arno" href="http://www.cittadeltevere.it/castel-darno/"><strong>CASTEL D&#8217;ARNO</strong></a></address>
<address> </address>
<address><a title="Pianello" href="http://www.cittadeltevere.it/pianello/"><strong>PIANELLO</strong></a></address>
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		<title>Villa Orintia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 13:04:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[I nomi raccontano]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella foto: la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo è ubicata in una splendida Villa Settecentesca.
Al pianterreno della villa c’erano la biblioteca e l’ampio studio.
Dove oggi c’è la sala di rappresentanza, il Signorino, come lo chiamavano con rispetto anche dopo sposato, teneva i suoi vini più pregiati.
Al primo piano c’erano le stanze da letto, la cucina e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><em><img class="aligncenter size-full wp-image-510" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/VillaOrintia.jpg" alt="" width="500" height="258" />Nella foto: la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo è ubicata in una splendida Villa Settecentesca.</em></p>
<p>Al pianterreno della villa c’erano la biblioteca e l’ampio studio.</p>
<p>Dove oggi c’è la sala di rappresentanza, il Signorino, come lo chiamavano con rispetto anche dopo sposato, teneva i suoi vini più pregiati.</p>
<p>Al primo piano c’erano le stanze da letto, la cucina e la sala da pranzo, sede dell’attuale bar, mentre i piani superiori erano riservati alla servitù.</p>
<p>Completava l’edificio una splendida cappella, dove ogni domenica si celebrava la messa per la famiglia e la popolazione che vi accorreva numerosa.</p>
<p>C’erano poi la scuderia, una serra e una segheria.</p>
<p>Tutt’intorno vigne, irrigate da una fonte sorgiva, che spesso i due coniugi amavano raggiungere a piedi attraverso la scalinata tra i cipressi che saliva la collina.</p>
<p>Dalla villa si scorgeva il Subasio, si dominava la vallata del Tevere, si controllavano le vie d’accesso.</p>
<p>Un panorama suggestivo, ma anche un fondamentale punto strategico. Mario, in qualità di Capo sezione del Partito Nazionale fascista e Grand’ Ufficiale della Corona, offrì la sua casa ai gerarchi tedeschi, che la elessero a loro dimora.</p>
<p>Durante la guerra fu invece la volta degli alleati, che risparmiarono la villa dai bombardamenti, trovandovi un dignitoso ricovero.</p>
<p>Non risparmiarono invece la popolazione.</p>
<p>Per la terza volta la villa aprì i suoi portali a gente straniera, ospitando per due anni gli sfollati della zona. In sorte non fu data alla stirpe dei Bonucci di essere prolifica.</p>
<p>Così Mario, ormai anziano e senza figli, decise di fare in modo di tramandare la sua memoria con una divisione accorta del suo patrimonio. Istituì la fondazione e diede precise disposizioni testamentarie.</p>
<p>Non poté però immaginare che le sue terre sarebbero state in gran parte espropriate per consentire lo sviluppo di un’ampia zona industriale, che i suoi collaboratori ed eredi avrebbero dovuto rinunciare a molte coltivazioni non trovando qualcuno pronto ad aiutarli.</p>
<address><a title="La famiglia Bonucci" href="http://www.cittadeltevere.it/la-famiglia-bonucci/"><strong>La famiglia Bonucci</strong></a></address>
<address>
</address>
<address><strong><a href="http://www.sgrtv.it/" target="_blank">SGRT Scuola di giornalismo radio televisivo di Perugia</a></strong></address>
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		<title>Piazza Silvio Guelpa</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 12:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[I nomi raccontano]]></category>

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		<description><![CDATA[Nato a Ternengo Biellese il 30 settembre 1886 da una famiglia di modesta condizione, Giacomo Silvio Guelpa si era diplomato nel 1904 presso l’Istituto Industriale Quintino Sella di Biella.
Prima di arrivare a Ponte Felcino, aveva cumulato una notevole esperienza come disegnatore e dirigente tecnico in numerosi lanifici italiani tra cui quelli di Soci e Stia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-505" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Silvio-Guelpa.jpg" alt="" width="240" height="300" />Nato a Ternengo Biellese il 30 settembre 1886 da una famiglia di modesta condizione, Giacomo Silvio Guelpa si era diplomato nel 1904 presso l’Istituto Industriale Quintino Sella di Biella.</p>
<p>Prima di arrivare a Ponte Felcino, aveva cumulato una notevole esperienza come disegnatore e dirigente tecnico in numerosi lanifici italiani tra cui quelli di Soci e Stia nel Casentino.</p>
<p>Il 6 febbraio 1921 aveva sposato Maria Bertotto, sorella di Ercole Giuseppe, futuri proprietari dello stabilimento. E’ quindi probabile che proprio Silvio Guelpa fosse stato il tramite per il passaggio della fabbrica dalla torinese SITI al gruppo laniero biellese.</p>
<p>Con la nuova proprietà e sotto la direzione di Guelpa fu avviata la ristrutturazione dell’azienda che conobbe la crisi del ‘29, ma riprese nel 1932.</p>
<p>Nel 1937-38, di fronte allo stabilimento, fu costruita anche l’abitazione di Guelpa.</p>
<p>Dal censimento industriale del 1938 risulta che il Lanificio ha le caratteristiche di grande azienda.</p>
<p>Nel 1939 la fabbrica occupava 360 persone ed era inserita tra gli impianti industriali da proteggere in caso di attacchi aerei.</p>
<p>All’inizio del 1940 la società da accomandi semplice, si trasformava, per motivi fiscali, in anonima, con la denominazione di Lanificio di Ponte Felcino.</p>
<p>La sede legale della società era a Gattinara. Il consiglio d’Amministrazione risultava composto da Ercole Bertotto, presidente, Silvio Guelpa, amministratore delegato, Giuseppe Bertotto, consigliere.</p>
<p>Fino all’ingresso in Guerra dell’Italia, il Lanificio non conosce momenti di crisi, anzi l’occupazione cresce, per rispondere alle richieste di forniture belliche.</p>
<p>Dopo l’armistizio si verifica una riduzione della manodopera. Alla metà del 1944 il lanificio risultava completamente inattivo, avendo subito danni gravissimi sia a causa dei bombardamenti aerei che per opera delle truppe tedesche in ritirata.</p>
<p>L’8 luglio 1944 il Prefetto Reggente di Perugia, Av. Luigi Peano, in virtù dei poteri delegatigli dal Comando Militare Alleato, nominava con proprio decreto il Commendatore Silvio Guelpa “Presidente dell’Associazione Provinciale degli Industriali della Provincia di Perugia”.(&#8230;)</p>
<p>Esigenze generali e pressanti di ricostruzione richiedevano un potenziamento dell’attività delle industrie, anche attraverso la formazione di una loro libera ed autorevole rappresentanza.(&#8230;)</p>
<p>La scelta di Silvio Guelpa era certamente ben motivata dall’importanza della sua attività industriale; dalla conoscenza che aveva dei meccanismi della precedente rappresentanza, e dalla non compromissione con il regime fascista.</p>
<p>Per preparare questa nuova Associazione, che comportava il cambiamento di mentalità ed il rovesciamento di una tradizione, Silvio Guelpa chiamò a collaborare autorevoli rappresentanti delle industrie esistenti (&#8230;)</p>
<p>Era il grande profilo della nuova Associazione che Guelpa insisteva a definire “libera ed apolitica”.</p>
<p>Il secondo termine, molto in uso in quel periodo per definire la apartiticità dell’Organizzazione, sottolineava in realtà il concetto della nuova libera Associazione degli Industriali come istituzione autonoma significativa nell’attività produttiva e per lo sviluppo della società.</p>
<p>Nel novembre del ‘44 parte degli sforzi per la ricostruzione furono vanificati dallo straripamento del Tevere che provocò nuovi ingenti danni al Lanificio.</p>
<p>All’inizio del 1945 il lanificio aveva recuperato il 25% della capacità produttiva normale.</p>
<p>Nel 1946 riprendeva l’esportazione verso l’America, l’India e il Sudafrica, che consentiva di ottenere lana greggia in contropartita. Nel 1947 la manodopera superava le 300 unità.</p>
<p>Nel 1950 si registrava un livello occupazionale pari a 400 operai.</p>
<p>Il 12 dicembre 1950 moriva Silvio Guelpa. La sua eredità aziendale era raccolta dai figli Giancarlo e Mario.</p>
<p><em>Tratto da:<br />
“L’Associazione degli Industriali della Provincia di Perugia &#8211; 1944/1996”<br />
di Luca e Sergio Angelini<br />
Ed. Pliniana (PG), 1997.</em></p>
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		<title>Via Sibilla Aleramo</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 12:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[I nomi raccontano]]></category>

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		<description><![CDATA[Sibilla Aleramo (pseudonimo di Rina Faccio), scrittrice italiana (Alessandria 1876-Roma 1960).
Formatasi nel clima dell&#8217;ibsenismo e del dannunzianesimo, esordì con il romanzo &#8220;Una donna&#8221; (1906), sofferta testimonianza del ruolo subalterno della donna nella famiglia e nelle società e vibrante appello femminista contro la prevaricazione maschile. Dedicatasi, insieme con il poeta G. Cena, a una generosa opera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-496" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Sibilla-Aleramo.jpg" alt="" width="250" height="313" />Sibilla Aleramo (pseudonimo di Rina Faccio), scrittrice italiana (Alessandria 1876-Roma 1960).</p>
<p>Formatasi nel clima dell&#8217;ibsenismo e del dannunzianesimo, esordì con il romanzo &#8220;Una donna&#8221; (1906), sofferta testimonianza del ruolo subalterno della donna nella famiglia e nelle società e vibrante appello femminista contro la prevaricazione maschile. Dedicatasi, insieme con il poeta G. Cena, a una generosa opera di apostolato sociale nell&#8217;agro romano, nel 1916 conobbe Dino Campana cui fu legata da una passione vorticosa, testimoniata dalle &#8220;Lettere&#8221; (1958). La sua seconda opera, &#8220;Il passaggio&#8221; (1919), è un&#8217; incandescente prosa lirica, percorsa da una estrema tensione verbale e da un&#8217;accesa sensualità.</p>
<p>Più temprate sono le pagine di &#8220;Andando stando&#8221; ( 1920), di &#8220;Gioie d&#8217;occasione&#8221; (1930) e di &#8220;Orsa minore&#8221; (1938), mentre la tematica femminista è ripresa nei romanzi &#8220;Amo, dunque sono&#8221; (1927) e il &#8220;Frustino&#8221; (1932).</p>
<p>Dalla sua adesione al partito comunista nacquero le liriche di &#8220;Il mondo è adolescente&#8221; (1949); ma la poesia della Aleramo, culminata nella raccolta della &#8220;Selva d&#8217;amore&#8221; (1947), si riduce spesso a testimonianza di vita. Più interessanti sono, pertanto i diari : Diario di una donna, &#8220;Un amore insolito&#8221; che documentano i rapporti della scrittrice con i protagonisti della vita culturale del tempo: G. Papini, V. Cardarelli, U. Boccioni, F. Matacotta.</p>
<address><strong><a title="“Un viaggio chiamato amore”" href="http://www.cittadeltevere.it/un-viaggio-chiamato-amore/">&#8220;Un viaggio chiamato amore&#8221;</a></strong></address>
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		<title>La storia del Castello di Ramazzano</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 12:26:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ramazzano &#8211; Il paese deve il suo nome al Castello di Ramazzano, esistente già nel 1100 e appartenuto alla famiglia dei Ramazzani fino alla morte dell&#8217;ultimo di essi, Alessandro (1637).
Rifugio dei politici banditi da Perugia, sede di scontri tra le fazioni degli Oddi e dei Baglioni, il Castello fu demolito nel 1411 per ordine del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-492" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Castello-Ramazzano.jpg" alt="" width="358" height="204" />Ramazzano &#8211; Il paese deve il suo nome al Castello di Ramazzano, esistente già nel 1100 e appartenuto alla famiglia dei Ramazzani fino alla morte dell&#8217;ultimo di essi, Alessandro (1637).</p>
<p>Rifugio dei politici banditi da Perugia, sede di scontri tra le fazioni degli Oddi e dei Baglioni, il Castello fu demolito nel 1411 per ordine del Comune di Perugia. Restaurato nel tempo, il Castello conserva mura merlate alla guelfa, una torre, un cortile interno con pozzo comunicante con i sotterranei e appartamenti con stanze affrescate.</p>
<p>L&#8217;antica Cappella del Castello funse da Chiesa parrocchiale fino al 1600 e fin dal 1113 fu officiata dai Monaci Cistercensi della vicina Abbazia di Montelabate.</p>
<p>Il castello, che sovrasta una fertile estensione agricola, sebbene sia stato più volte rimaneggiato e adattato ai gusti abitativi, si presenta ancora in discreto stato di conservazione.</p>
<p>La torre quadrata si eleva sulle alte mura merlate alla guelfa; nel cortile interno si trova un pozzo profondo 40 metri che comunica con le segrete e i sotterranei. Il palazzo signorile ospita sale affrescate e la cappella castellana, in cui sin dal 1113 venivano officiate le messe dai monaci cistercensi della vicina abbazia di Montelabate.</p>
<p>L’imponente costruzione è stata per lungo periodo, dal 1097 fino all’ultimo decennio del Cinquecento, feudo dei Ramazzani, ma compare solo nel 1258 nell’elenco dei castelli perugini come castrum Ramaçani.</p>
<p><a title="I successivi proprietari del Castello" href="http://www.cittadeltevere.it/i-successivi-proprietari-del-castello/"><strong>I successivi proprietari del Castello</strong></a></p>
<address>Tratto da &#8220;Due paesi in uno &#8211; Ramazzano Le Pulci&#8221;<br />
Redattore &#8211; Marco Brunori<br />
Fotografia &#8211; Stefano Mori</address>
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		<title>Il Castello di Montelabate</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 11:01:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[I nomi raccontano]]></category>

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		<description><![CDATA[Su quella collina&#8230; in quel castello&#8230; abitava gente molto triste.
Il re del castello pensava solo a due cose: a comandare e a costruire armi sempre più terribili per la guerra.
Nel castello era addirittura vietato far entrare le stagioni e quindi anche i fiori, con i loro profumi ed i loro mille colori.
MICHELINO
EVVIVA!!!
IL PROFUMO DEI FIORI&#8230;
UNA [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-480" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/04/Castello-Montelabate.jpg" alt="" width="300" height="390" />Su quella collina&#8230; in quel castello&#8230; abitava gente molto triste.</p>
<p>Il re del castello pensava solo a due cose: a comandare e a costruire armi sempre più terribili per la guerra.</p>
<p>Nel castello era addirittura vietato far entrare le stagioni e quindi anche i fiori, con i loro profumi ed i loro mille colori.</p>
<address><a title="Michelino" href="http://www.cittadeltevere.it/michelino/">MICHELINO</a></address>
<address><a title="Evviva!!!" href="http://www.cittadeltevere.it/evviva/">EVVIVA!!!</a></address>
<address><a title="Il profumo dei fiori…" href="http://www.cittadeltevere.it/il-profumo-dei-fiori/">IL PROFUMO DEI FIORI&#8230;</a></address>
<address><a title="Una giusta punizione" href="http://www.cittadeltevere.it/una-giusta-punizione/">UNA INGIUSTA PUNIZIONE</a></address>
<address><a title="L’amico Tonio" href="http://www.cittadeltevere.it/lamico-tonio/">L&#8217;AMICO TONIO</a></address>
<address><a title="Il crollo del Castello" href="http://www.cittadeltevere.it/il-crollo-del-castello/">IL CROLLO DEL CASTELLO</a></address>
<address><a title="Finalmente liberi!!!" href="http://www.cittadeltevere.it/finalmente-liberi/">FINALMENTE LIBERI!!!</a></address>
<address><a title="Il castello abbandonato" href="http://www.cittadeltevere.it/il-castello-abbandonato/">IL CASTELLO ABBANDONATO</a></address>
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