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	<title>Città del Tevere &#187; Curiosità</title>
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	<description>Il nostro territorio in un click</description>
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		<title>Narni sotterranea</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 15:11:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per chi ama l&#8217;arte e la storia, NARNI SOTTERRANEA offre un importante varietà di ambienti da visitare nell&#8217;ambito di un percorso guidato.
Durante questa visita si possono ammirare i locali sotterranei dell&#8217;antico complesso conventuale di SAN DOMENICO con annessa una chiesa ipogea affrescata nel XIII e XV secolo, una cisterna romana ed una cella ricca di graffiti realizzati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/09/Narni_sotterranea.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="aligncenter size-full wp-image-2236" title="Narni_sotterranea" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/09/Narni_sotterranea.jpg" alt="" width="500" height="250" /></a></p>
<p>Per chi ama l&#8217;arte e la storia, <strong>NARNI SOTTERRANEA</strong> offre un importante varietà di ambienti da visitare nell&#8217;ambito di un percorso guidato.</p>
<p>Durante questa visita si possono ammirare i locali sotterranei dell&#8217;antico complesso conventuale di <strong>SAN DOMENICO</strong> con annessa una chiesa ipogea affrescata nel XIII e XV secolo, una cisterna romana ed una cella ricca di graffiti realizzati dai reclusi del tribunale dell&#8217;INQUISIZIONE.</p>
<p>Lo stesso tour prevede la visita guidata all&#8217;ex cattedrale di San Domenico, dove è possibile ammirare uno splendido mosaico bizantino del VI sec. In caso di eventi nella chiesa suddetta, in alternativa si potranno visitare i sotterranei di <strong>S. MARIA IMPENSO</strong><strong>LE</strong>, dell&#8217;VIII secolo, a tre navate, costruita sui resti di un edificio romano. Trasformata in cripta nel XII secolo, conserva ancor oggi due cisterne del III/II sec. a.C .</p>
<p>Solo su prenotazione è possibile la visita anche all&#8217;interno dell&#8217;acquedotto romano della Formina (I sec. d.C.).</p>
<address style="text-align: center;"><strong>Orario Visite Guidate<br />
</strong><strong>dal 1/4 al 31/10<br />
</strong>Sabato ore 15.00, 16.30 e ore 18.00<br />
festivi ore 10.00 , ore 11.15, ore 12.30, ore 15.00 , ore 16.15 , ore 17.30</p>
<p><strong>dal 1/11 al 31/3<br />
</strong>festivi ore 11.00, ore 12.15, ore 15.00 , ore 16.15 (il giorno di Natale escluso)<br />
Su prenotazione, per gruppi, è possibile effettuare visite guidate in qualsiasi giorno ed orario dell&#8217;anno<br />
Durante i ponti festivi le visite si effettuano anche nei giorni feriali; per gli orari consultare le NEWS.<br />
Sono possibili aperture straordinarie durante l&#8217;anno, per parteciparvi contattare telefonicamente l&#8217;Associazione.</p>
<p><strong>ORARIO ESTIVO IN VIGORE<br />
</strong>DAL 15/06/2011 AL 15/09/2011:<br />
FERIALI una visita guidata alle ore 12.00 e una alle ore 17.00.<br />
SABATO ore 15.00, ore 16.30, ore 18.00.<br />
DOMENICA e FESTIVI ore 10.00 &#8211; 11.15 &#8211; 12.30. ore 15.00 &#8211; 16.15 &#8211; 17.30</p>
<p><strong>Per informazioni</strong>:<br />
Tel. 339 10 41 645 - Tel fisso 0744.722292<br />
Web: <a href="http://www.narnisotterranea.it/" target="_blank">www.narnisotterranea.it</a> - e-Mail: <a href="mailto:info@narnisotterranea.it">info@narnisotterranea.it</a></p>
</address>
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		<title>L&#8217;Umbria salva i libri (e viceversa, forse)</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Aug 2011 09:45:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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Intervista a Giuseppe Bearzi, presidente dell’associazione INTRA, impegnata nell&#8217;apertura di una quarantina di biblioteche in tutta la regione, una decina delle quali concentrate nella media valle del Tevere
Una decina della quarantina di “biblioteche dei libri salvati” che stanno spuntando come funghi in tutta l&#8217;Umbria sono concentrate nella media valle del Tevere: a Marsciano, San Venanzo, Todi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/08/LUmbria_salva_ILibri.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="alignleft size-medium wp-image-2202" title="LUmbria_salva_ILibri" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/08/LUmbria_salva_ILibri-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p><span style="font-weight: normal;">Intervista a </span><strong>Giuseppe Bearzi</strong><span style="font-weight: normal;">, presidente dell’associazione INTRA, impegnata nell&#8217;apertura di una quarantina di biblioteche in tutta la regione, una decina delle quali concentrate nella media valle del Tevere</span></p>
<p>Una decina della quarantina di “biblioteche dei libri salvati” che <strong>stanno spuntando come funghi in tutta l&#8217;Umbria sono concentrate nella media valle del Tevere:</strong> a Marsciano, San Venanzo, Todi, Monte Castello, Deruta, Bettona, San Gemini, Torgiano, Alviano, Collazzone, Pantalla, Castello delle Forme. Gli sta dando vita &#8211; in collaborazione con Comuni, Pro loco, Scuole, Associazioni e privati - <strong>“Intra”, associazione sorta quattro anni fa della quale è presidente Giuseppe Bearzi</strong> (<em>nella foto</em>), veneziano trapiantato in Umbria, dal quale abbiamo cercato di saperne di più.</p>
<p><strong>- Com’è che riuscite a farvi donare tanti libri anche preziosi gratuitamente? </strong>&#8220;Con la fortuna e l’ingegno: siamo partiti quattro anni fa con circa 500 volumi, una mezza biblioteca quindi, quando chiuse Amadriade, quel piccolo scrigno di gioie botaniche sito sui colli a Nord d’Orvieto. Nei mesi successivi amici e conoscenti ci donarono prima buste con 4-5 libri. Poi &#8211; via via che aprivamo nuove “biblioteche tematiche” &#8211; cominciarono a chiamarci anche persone per donarci cassette e casse di libri, riviste, film, spartiti, manoscritti, un erbario. Un paio di mesi fa abbiamo salvato una biblioteca umbra di 5mila libri sugli eventi di fine millennio, che era già migrata in Toscana&#8221;.</p>
<p><strong>- Come fanno questi donatori a sapere della vostra esistenza?</strong> &#8220;Con il passaparola, perché di pubblicità – salvo qualche segnalibro con il motto “l’Umbria salva i libri” &#8211; non ne facciamo: temiamo, infatti, di naufragare sommersi dalla carta. In questi anni di lavoro sottotraccia abbiamo raccolto oltre 30 mila libri ed altri documenti: una parte è già collocata nelle 21 biblioteche aperte; un’altra parte è archiviata in 4 centri di raccolta e smistamento, dove i testi sono classificati e divisi sia per alimentare le altre 15 biblioteche in procinto di aprire, sia per soddisfare future richieste&#8221;.</p>
<p><strong>- Ma poi, una volta aperta una biblioteca?</strong> &#8220;Intorno ad ogni biblioteca si possono organizzare eventi di ogni genere. I libri, infatti, non sono il fine ultimo, ma il mezzo: sono i mattoni con cui ricostruire la fiducia e la voglia di esistere delle contrade, dei castelli, dei villaggi dell’Umbria&#8221;.</p>
<p><strong>- Che futuro può avere il progetto? </strong>&#8220;Se con 90 soci siamo riusciti a raggiungere in quattro anni il risultato descritto, con un minimo d’interesse da parte di chi detiene il potere politico ed economico, potremmo raccogliere centinaia di migliaia di libri ed aprire mille “biblioteche dei libri salvati”, ossia una per ognuna di quelle contrade, di quei castelli, di quei villaggi dell’Umbria che oggi dispone di pochi o di nessun servizio, restituendo a quei luoghi e a quegli abitanti quel fascino, quella personalità, quel carattere che il loro luogo ed essi stessi meritano&#8221;.</p>
<p><strong>- Tutto bello, anche se può apparire utopico&#8230; </strong>&#8220;Quando siamo partiti, ci ritennero dei visionari. Forse lo eravamo. Ora, con quanto è stato fatto, è facile capire che la nostra non fu né è un’utopia. Abbiamo un progetto turistico ed economico che riguarda dodici mesi l’anno, non il tempo di una sagra o di una vacanza. E’ un progetto articolato e ricco di spunti inediti&#8221;.</p>
<p>Insomma, salvare i libri per salvare anche i piccoli abitati dell&#8217;Umbria, relegati spesso al ruolo di figli di un Dio minore, <strong>facendo della regione una grande ed attraente “biblioteca diffusa”. </strong>Chi darà una mano sarà felice di averlo fatto, perché avrà contribuito a salvare non solo dei libri, ma una civiltà che la miopia sta facendo scomparire. Per sempre.</p>
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		<title>Il giardino del Colonnello</title>
		<link>http://www.cittadeltevere.it/curiosita/il-giardino-del-colonnello/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 08:35:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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Castel d&#8217;Arno &#8211; Loc. Pianello (PG) &#8211; Palazzo
Articolo e fotografie di Lucia Pippi e Cristiano Roscini
cristianoroscini@yahoo.it
Non sono in molti a conoscere questo antico borgo, oggi quasi del tutto abbandonato, ma che un tempo era considerato una fortezza pressoché inespugnabile.
La sua posizione infatti era talmente adatta alle strategie militari che questa collina risulta abitata sin dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/07/banda.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="aligncenter size-full wp-image-2168" title="Pianello" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/07/banda.jpg" alt="" width="540" height="289" /></a></p>
<p><strong>Castel d&#8217;Arno &#8211; Loc. Pianello (PG) &#8211; Palazzo</strong></p>
<p><em>Articolo e fotografie di Lucia Pippi e Cristiano Roscini</em><br />
<a href="mailto:cristianoroscini@yahoo.it">cristianoroscini@yahoo.it</a></p>
<p>Non sono in molti a conoscere questo antico borgo, oggi quasi del tutto abbandonato, ma che un tempo era considerato una fortezza pressoché inespugnabile.</p>
<p>La sua posizione infatti era talmente adatta alle strategie militari che questa collina risulta abitata sin dai tempi dell’Antica Roma: in epoca medievale poi, il comune di Perugia fece ricostruire il castello usandolo come avamposto per la protezione dei suoi confini.</p>
<p><a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/07/pianello1-Custom.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="alignleft size-full wp-image-2167" title="pianello_1" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/07/pianello1-Custom.jpg" alt="" width="420" height="312" /></a>A metà del 1800, finita l’epoca delle battaglie tra i comuni, gli abitanti cominciarono a scendere a valle per sfruttare al meglio la presenza del fiume Chiascio: nacque così il paese di Pianello, mentre contemporaneamente iniziava il declino di Casteldarno.</p>
<p>Durante la sua millenaria storia, Casteldarno ha visto passare dalle sua porte migliaia e migliaia di uomini e personalità di vario lignaggio, ma forse il più famoso – o per meglio dire, famigerato – di cui si abbia memoria è tal Francesco Alfani, colonnello di nobile stirpe espulso dalla città di Perugia a causa dei numerosi delitti commessi, che nel 1586 decise di stabilirsi in questo castello, considerando ideale la sua posizione geografica per eventuali fughe verso zone non controllate dal comune perugino.</p>
<p>Costui era a capo di una banda formata da parenti e servi vari che compiva sciacallaggi e delitti di ogni tipo, pareggiando poi i conti con la giustizia combattendo qua e la per l’esercito pontificio o per il Granducato di Toscana.</p>
<p>Le sue “imprese” erano talmente efferate che da queste parti c’è una lunga tradizione orale riguardante il Colonnello, fatta di stupri, rapine, delitti e cose di questo genere. Dopo la sua morte, all’Alfani furono attribuiti oltre 70 delitti.</p>
<p>Il Colonnello aveva in Casteldarno un palazzo che utilizzava come base per le sue scorribande; a fianco ad esso, vi era un immenso giardino in cui si ritiene che egli abbia seppellito, ancora vivi, decine di poveri malcapitati.</p>
<p>Un vecchio racconto popolare, oggi quasi dimenticato, narra che nei secoli successivi a questi fatti furono in molte le persone che asserirono di aver udito provenire dal parco strane voci che disperatamente imploravano aiuto.</p>
<p><a href="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/07/pianello7-Custom.jpg" class="highslide-image" onclick="return hs.expand(this);"><img class="size-full wp-image-2166 alignright" title="Pianello_2" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2011/07/pianello7-Custom.jpg" alt="" width="420" height="312" /></a>Oggi il palazzo in questione è praticamente in rovina e l’immenso giardino è stato riconvertito alla coltura dell’oliva.</p>
<p>Agli occasionali visitatori tuttavia, fa un certo effetto l’idea che sotto i piedi giacciano ancora oggi i resti degli uomini e delle donne qui sepolti, le cui mani e unghie sono probabilmente ancora sporche della terra che invano speravano di poter scavare.</p>
<p>Persone decedute dopo una lenta ed atroce agonia, a cui la morte non ha concesso neanche l’onore della memoria. E forse è soprattutto questo ciò che lamentavano i loro spiriti.</p>
<p>Articolo tratto dal sito: <a href="http://www.luoghimisteriosi.it/umbria/casteldarno.html" target="_blank">www.luoghimisteriosi.it</a></p>
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		<title>Grandioso canale costruito dai Romani nell&#8217;Isola Sacra</title>
		<link>http://www.cittadeltevere.it/curiosita/grandioso-canale-costruito-dai-romani-nellisola-sacra/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 10:18:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Fiume Tevere]]></category>
		<category><![CDATA[Isola Sacra]]></category>
		<category><![CDATA[romani]]></category>

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		<description><![CDATA[La squadra di ricercatori italiani e britannici del progetto internazionale &#8220;Portus Project&#8221;, ha individuato, mediante rilevazioni geofisiche, la presenza di un canale largo 90 metri, che corre verso sud attraverso l&#8217;Isola Sacra dal porto marittimo di Porto al porto fluviale di Ostia. Che gli antichi Romani fossero stati dei formidabili costruttori di canali navigabili era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-medium wp-image-1502 alignleft" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/08/Canale-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" />La squadra di ricercatori italiani e britannici del progetto internazionale &#8220;Portus Project&#8221;, ha individuato, mediante rilevazioni geofisiche, la presenza di un canale largo 90 metri, che corre verso sud attraverso l&#8217;Isola Sacra dal porto marittimo di Porto al porto fluviale di Ostia. Che gli antichi Romani fossero stati dei formidabili costruttori di canali navigabili era una cosa già nota, poiché si conoscono molti importanti canali scavati sia in epoca repubblicana, sia in epoca imperiale. Ma questi potevano normalmente avere una larghezza compresa fra i 20 ed i 40 metri. Quello recentemente scoperto nell&#8217;Isola Sacra, l&#8217;isola compresa fra i due rami del delta del Tevere, parrebbe quindi avere delle dimensioni davvero eccezionali, oltre ad una funzione che finora non era mai stata nemmeno sospettata. Infatti, secondo le prime valutazioni degli studiosi del &#8220;Portus Project&#8221;, viene ritenuto che quel canale consentisse ai Romani di utilizzare entrambi i porti alle foci del Tevere (l&#8217;antico porto repubblicano di Ostia e l&#8217;imponente porto imperiale di Porto, inziato da Claudio e completato da Traiano) come due componenti di un unico grande complesso portuale marittimo, strettamente collegato a Roma attraverso il Tevere.</p>
<p>Al &#8220;Portus Project&#8221; partecipano, oltre agli archeologi italiani (Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma), i ricercatori britannici provenienti da tre importanti istituti del Regno Unito: Università di Southampton, Università di Cambridge e British School di Roma. La sorprendente scoperta dell&#8217;ampio canale romano è stata formalmente annunciata un mese fa presso la British School di Roma, nel corso del convegno sul sito archeologico di Porto (&#8220;Portus Workshop&#8221;) organizzato da Angelo Pellegrino (Direttore dell’Area Archeologica di Ostia e Porto) e Simon Keay (Università di Southampton e Scuola Britannica di Roma). In quella sede, in particolare, sono stati illustrati i risultati delle più recenti indagini archeologiche condotte nel sito di Porto nell&#8217;ambito del &#8220;Portus Project&#8221;. La notizia è stata divulgata con ampio risalto dal quotidiano britannico <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/italy/7883996/Biggest-canal-ever-built-by-Romans-discovered.html" target="_blank">Daily Telegraph</a>.</p>
<p><em>Articolo tratto dal sito www.net1news.ogr</em></p>
<p><a href="http://www.romaeterna.org/forum/notizie.html" target="_blank">Leggi tutto l&#8217;articolo</a></p>
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		<title>La città di Asterix</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 08:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<description><![CDATA[Quattro ragazzi afghani partiti a piedi da Tagab, dall’ignoto vero l’ignoto. Una giornalista che li incontra su un autobus a Roma, tra passeggeri razzisti e si prende a cuore la loro causa.
Da due anni è con loro e racconta il loro viaggio su Facebook
di Sara Gambèro
Il cinema italiano è morto quando chi fa cinema, sceneggiatori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1321" src="http://www.cittadeltevere.it/wp-content/uploads/2010/07/LaCittadiAsterix.jpg" alt="" width="383" height="308" />Quattro ragazzi afghani partiti a piedi da Tagab, dall’ignoto vero l’ignoto. Una giornalista che li incontra su un autobus a Roma, tra passeggeri razzisti e si prende a cuore la loro causa.<br />
<strong>Da due anni è con loro e racconta il loro viaggio su Facebook</strong><br />
<em>di Sara Gambèro</em></p>
<p><em>Il cinema italiano è morto quando chi fa cinema, sceneggiatori e registi hanno smesso di prendere il tram (Cesare Zavattini).</em></p>
<p>Carlotta prende un autobus a Roma, un giorno di piena del Tevere e si accorge che il mezzo è diviso in due: da una parte i passeggeri italiani, dall’altra un gruppo di ragazzini, additati come rumeni assassini. Lei li guarda, si accorge che non sono rumeni. Carlotta poteva fare due cose in quel momento: scendere alla sua fermata, condannando dentro di sé il razzismo o capire. Ha scelto la seconda. E siccome di mestiere fa la giornalista ha cominciato a scrivere, raccontando in rete, su Facebook, il loro viaggio insieme. cominciato quella sera del 2009.</p>
<p>Scrive sul sociale network: «Questo gruppo racconta la storia vera di quattro ragazzini afgani incontrati su un autobus arancione, mentre il Tevere esondava. Diretti alla Piramide (Roma). Partiti da Tagab, Afganistan che sarebbero poi 5000 Km a piedi. Scopo del gruppo: farli andare avanti, e non indietro. E scoprire cosa significa SPQR».</p>
<p>«Questo gruppo ha raccontato per 7 mesi la storia di questi ragazzi. Giorno per giorno. Da allora continuo ad aggiornare quel che succede intorno a noi, nel mondo: cose varie, enzimi, tristezze, letizie. Ogni tanto ancora vi racconto le nostre giornate. Resta un gruppo di narrazione, attivismo affettuoso e pratico e un progetto registrato CC: e vorrei fosse utile. Sempre andando a piedi, così come è nato&#8230;.</p>
<p>Passo dopo passo, il gruppo è cresciuto, ha cominciato a far parlare di sé. Carlotta ha partecipato ad alcuni programmi televisivi. Un cortometraggio di pochi minuti che racconta il suo incontro coi ragazzi, realizzato da Leonardo Cinieri, ha vinto il concorso MyRoma al Roma Fiction Fest 2010 . E con il gruppo di Facebook Carlotta ha vinto il secondo premio Ischia Social media Journalism.</p>
<p>Carlotta scrive sul blog di Asterix <a href="http://lacittadiasterix.blogspot.com/" target="_blank">La citta di Asterix</a>: «Ci sono 800 mila invisibili Akmed: Akmed non è il solo ragazzino che arriva a piedi a Roma, per scappare dalla morte e dalle guerre: in Italia la Questura ne registra 800 mila l&#8217;anno, ma potrebbero transitarne almeno il doppio. Alcuni muoiono nel viaggio, altri proseguendo il loro viaggio verso l&#8217;Europa. Alcuni finiscono nel mercato della prostituzione minorile, divisi per etnie. Altri chissà ancora dove. Ottocentomila ragazzini l&#8217;anno sono qualcosa di più di un numero, sono le conseguenze della guerra e della miseria».</p>
<p>Per saperne di più visita il gruppo di facebook <a href="http://www.facebook.com/group.php?gid=106333370577&amp;ref=ts" target="_blank">La città di Asterix</a>.</p>
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