Ansa degli Ornari
Categoria: Ambiente
Le trasformazioni del corso del Tevere
La mappa relativa alla Comunità di Ponte Valleceppi, redatta dal geom. Andrea Chiesa nel 1727, è attualmente conservata presso l’Archivio di Stato di Perugia. Dal confronto con i materiali cartografici dei secoli posteriori, si rilevano non poche diversità nell’assetto territoriale rispetto al ‘700: allora assai limitata era l’ampiezza dell’ansa formata dal Tevere nella zona detta “Gli Ornari” e il bosco, che oggi ne costituisce un importante elemento del paesaggio lungo la sponda destra del fiume, non era ancora presente.
In un primo momento si è pensato ad un errore del rilevatore, da verificare e correggere con le carte relative alle vicine zone abitate di Lidarno e Collestrada. Ricomposto il quadro d’unione del territorio, si è notato invece che, se di errore si trattava, le sue dimensioni apparivano trascurabili: il Tevere aveva un andamento molto diverso e l’Ansa degli Ornari era davvero più piccola di quanto osserviamo oggi.
Se non è stato possibile, per i motivi anzidetti, valutare con un’esatta misurazione lo spostamento del corso del fiume, tuttavia ragionevolmente si può supporre che la “migrazione” dell’alveo abbia avuto dimensioni valutabili attorno ad alcune centinaia di metri.
Probabilmente lo spostamento, in direzione sud-est, si produsse nell’arco di un secolo circa, ma vi sono buone ragioni per supporre che ancor prima del sec. XVIII il Tevere fosse protagonista di ripetute deviazioni. Infatti nella mappa di Ponte Valleceppi il Chiesa registrò un antico (?) argine, detto “Ripa Vecchia del Tevere”, dal quale si può facilmente dedurre che in precedenza l’ansa doveva iniziare all’altezza della zona denominata “Casciolino”, ossia ancora più a nord.
Ad avvalorare ulteriormente l’ipotesi delle divagazioni del Tevere nella stessa zona è una perizia ordinata dal Delegato Apostolico Mons. Ugo Spinola nel 1820 (Arc. di Stato di Perugia): vi si descrive l’ultimo avanzamento del fiume a danno dell’Ospedale di S. Maria della Misericordia, proprietario di terreni in sponda sinistra, e degli interventi approntati per rafforzare l’argine(passonate a pennello: gabbie di contenimento). Da quella data non si registreranno altre cospicue variazioni.
Intorno l’anno 1820
Proprio attorno a quegli anni si può far risalire i primo impianto del “Bosco degli Ornari” che borda l’intera sponda destra: un tentativo teso a controbilanciare le opere di protezione effettuate dall’altro lato, si cercò, cioè, di contenere gli impeti del fiume, consolidandone gli argini. Il bosco pare nascere a difesa dei terreni che il Tevere aveva “sottratto” ai proprietari della riva sinistra, quasi ad evitare una inversione di tendenza che le opere in atto sull’argine opposto potevano far temere.
Anche la presenza attuale delle cave di breccia e il ricordo dei laghetti interni all’Ansa degli Ornari non fanno che riproporre l’ipotesi di un alveo fluviale assai instabile e mutevole in posizione, larghezza e caratteristiche morfosedimentologiche.
A queste variazioni e divagazioni potrebbe anche essere legata la spiegazione dell’abbandono, nel XIV sec., del ponte di epoca romana e la costruzione di quello ancor oggi in uso.
Il ponte romano era stato eretto in pianura, là dove le alluvioni e gli straripamenti dovettero renderlo spesso inutilizzabile. Il manufatto realizzato successivamente in età medioevale, interessò il luogo dove il Tevere si trovava (e si trova tuttora) e lambire una collinetta di rocce arenarie; si garantiva così almeno un argine meglio difeso dall’erosione spondale. Nei pressi del nuovo ponte, lungo l’asse viario collegante Perugia alle Marche, si sviluppò il primo nucleo dell’abitato di Ponte Valleceppi.
Con questa breve nota si è inteso adombrare soltanto alcuni dei molti problemi interpretativi che la ricerca cartografica ha sollevato: in altri termini, da questa sono derivati molteplici spunti per tentativi di analisi sui contenuti componenti la complessa realtà territoriale della zona in questione – di antico popolamento e di vitale importanza.
